LA MORTE DI CLELIA

“Ascolta … Sto per morire … È il momento in cui si avverte di più il senso dell’esistenza … La vita è solo fantasia, un sogno che dura troppo poco … La vera realtà è il nulla. Capisci cos’è il nulla? Cosa ricordiamo prima della nostra nascita? Niente! Ecco io torno ad essere quello che ero prima di nascere: niente …”

La sera del 13 novembre del 2008 erano in casa e indossavano ancora le loro divise. Era un giovedì come tanti altri. Non facevano più sesso come una volta, ma l’amore non era affatto diminuito. Si può dire che era diventato più intenso. I loro sguardi esprimevano la stessa tenerezza di quando erano studenti universitari a Milano. Molta acqua era passata sotto i ponti e molte stagioni si erano alternate. Quanti ricordi! Mario non aveva bisogno di guardarla. La sua immagine era onnipresente nella sua mente. Lui e Clelia avevano la stessa età. Avevano ottantacinque anni. Per uno scherzo del destino non erano invecchiati, ma quale sarebbe stato il loro futuro? Con un miscuglio iniettato nelle vene, allo scopo di mettere fine alla sua sofferenza per il cancro che si era diffuso, attaccando gli organi vitali, si era salvata ed era addirittura ringiovanita, mentre lui, subendo lo stesso trattamento, non solo era ringiovanito, ma aveva acquisito dei poteri speciali che aveva messo al servizio della comunità. Quanto sarebbe durata ancora questa storia? Era una domanda che si ripeteva spesso, ma non era in grado di darsi una risposta. Quella sera avvertì un brutto presentimento. Non accesero la televisione, come erano soliti fare. Cenarono in silenzio, seduti a tavola, l’uno di fronte all’altra. Fu un attimo. Clelia allungò la mano sinistra su quella di Mario. Era fredda. Disse:

“Sento dei brividi …”

Mario ebbe paura. Avvertì che stava per succedere qualcosa di brutto. Lo percepiva. Fece il possibile per nascondere quelle sensazioni al grande amore della sua vita.

“Ti sarai raffreddata. Vedrai che non è niente. Ora preparo una tisana calda e ce ne andiamo a letto. Dormirai tranquilla e domani sarai di nuovo in forma …”  

“No! Portami alla Cappella. Ho voglia di riflettere …”

Il tono sofferente e deciso non ammetteva repliche. Lasciarono la tavola ancora imbandita e si recarono alla Cappella di Sant’Antonio. Erano le dieci di sera. Entrarono, facendo attenzione a non farsi notare, e si chiusero dentro. C’era il buio più completo. Mario accese uno dei ceri sull’altare, senza mai lasciare Clelia, attaccata a lui e sostenuta dal suo braccio sinistro. La piccola fiamma del cero era fioca e spargeva intorno poca tremolante luce. Ad un tratto si avvertì chiaro un soffio e la luce tremolante e fioca cedette il passo ad un buio pauroso. Pochi attimi e la cappella si illuminò di una innaturale luce solare. Entrambi ebbero una spettrale, terrificante visione: uno scheletro gigantesco ricoperto di drappi trasparenti e ondeggianti, con un lungo bastone che partiva da terra e arrivava fino all’altezza del suo cranio, terminando con una lunga lama ricurva come una falce. Quella visione si espandeva sempre di più, occupando tutto il volume della Cappella ed era opprimente e soffocante. Mario, stringendo a sé Clelia, quasi a proteggerla, si fece coraggio e chiese:

“Chi sei? Cosa vuoi da noi?”

“Non si vede chi sono? Sono l’Angelo della Morte. Sta per giungere l’ora …”

Improvvisamente la visione scomparve e il cero continuò ad illuminare fioco, l’ambiente circostante. Mario guardò Clelia e disse:

“Andiamo via?”

“No! Scendiamo giù.”

Con riluttanza Mario alzò la botola, accese la lampada portatile e scesero giù nell’ipogeo. Ora Clelia andava avanti e lui la seguiva. Si fermò davanti al baule del tesoro, si sedette a terra, con le spalle appoggiate al muro. Ora fissava Mario con tenerezza. Disse:

“Stiamo per lasciarci. Quella visione io l’ho avuta a casa. Era un richiamo a venire qua. Voglio dirti che ti ho sempre amato. Dalla prima volta che ti ho visto ho cominciato ad amarti e da allora non ho più smesso. Ho vissuto per te. Tu continua la tua Missione, nel tuo nome e anche nel mio. Aiutami a spogliarmi, le forze cominciano a mancarmi. Non rimuovere il mio corpo da questo posto. Qui mi sento a casa mia …”

Era completamente nuda, seduta a terra e con le spalle poggiate al muro.

“Da questo momento l’unica mia missione sarà di starti accanto. Amore, tu non mi lascerai …”

“Ascolta … Sto per morire … È il momento in cui si avverte di più il senso dell’esistenza … La vita è solo fantasia, un sogno che dura troppo poco … La vera realtà è il nulla. Capisci cos’è il nulla? Cosa ricordiamo prima della nostra nascita? Niente! Ecco io torno ad essere quello che ero prima di nascere: niente …”

Mario le stava vicinissimo. Prese le fredde mani tra le sue per riscaldarle, ma anche per stabilire un contatto tra i loro corpi. Clelia continuò a parlare, a tratti, mentre la voce diventava sempre più bassa.

“Penso all’infinito spazio dell’Universo … Alla piccolezza di ogni essere umano … che si nutre delle proprie illusioni … Penso all’inutilità della nostra Missione … A nulla è servita … Il destino di tutta l’Umanità è il Nulla … Penso a queste ossa che mi faranno compagnia in questo cimitero … Un tempo erano animate come me e te … Se le prendi tra le mani e le stringi si sbriciolano diventando solo polvere … Amore mio bello, questo è il nostro futuro … Polvere … La realtà, quella vera, non può che condurci alla follia! Eppure muoio felice nella mia follia … Felice di averti amato … Felice di essere stata da te amata … Felice di diventare polvere, poca polvere, che un giorno sarà completamente dispersa nell’infinito spazio dell’universo, facendo perdere qualsiasi traccia di me … Tra poco sarà tutto finito … Non ho rimpianti … Lascio questo mondo folle con il sommo dispiacere di non poterti dare conforto quando verrà il tuo turno, così come stai facendo tu per me … Ma non fartene un cruccio perché anche questa è un’inutile illusione … Forse era meglio non nascere … piuttosto che nascere solo per essere condannati a morire … Tra poco non parlerò più, non penserò più … Tra qualche anno del mio corpo resteranno solo bianche ossa … Più in là solo polvere … Polvere nell’infinito spazio dell’Universo: Niente! Solo polvere … Polvere.” 

Le ultime parole si sentirono a malapena nello spazio circostante, anche se giungevano amplificate alle sue orecchie, in modo incisivo e violento. Mario le si avvicinò per baciarla sulle labbra. 

Il suo viso era ancora più bello del solito. I suoi capelli dorati richiamavano la luce del sole e la sua bianca carnagione ricordava il candore puro della neve. 

All’improvviso Clelia inspirò profondamente, dando l’impressione che stesse soffocando. Invece, aprì gli occhi e, sforzandosi esageratamente, abbassò la testa e cominciò a vomitare. Era un vomito senza fine che si rovesciò addosso emettendo un fetore insopportabile. Mario si fece prendere dal panico, come non gli era mai successo in vita sua. Cominciò ad urlare, gridando come un ossesso, e volgendo lo sguardo verso la volta di quell’enorme antro. 

Le sue strazianti grida rintronavano fragorosamente, provocandogli un momentaneo stordimento. Non riusciva ad accettare quello che stava succedendo. Ora Clelia aveva il capo alzato verso l’alto. 

Il viso liscio e setoso cominciò a trasformarsi, diventando pieno di rughe, i capelli persero la tonalità del colore diventando bianchi e radi. Gli occhi cominciarono a gonfiarsi sempre di più fino a scoppiare. Le mani si rinsecchirono fino a diventare scheletriche, come tutto il suo corpo. Ormai aveva perso tutti i suoi connotati fino a confondersi coi numerosi ospiti. Era evidente che era finita. Clelia non esisteva più, era morta misteriosamente, come per un fatale incantesimo. Più passava il tempo, più perdeva liquidi e le parti molli rinsecchivano fino a lasciare intatte solo le ossa. Nell’arco di mezz’ora quel corpo era diventato uno scheletro come se fosse rimasto lì a colare per quarant’anni. Mario, inebetito, continuava ad osservare quella metamorfosi. Sembrava non credere alla morte del suo grande amore. Accarezzò il suo teschio dicendo:

“Non ti preoccupare, cara, vedrai che tra poco guarirai e tutto tornerà come prima. Ci faremo una bella vacanza. Torneremo alle Canarie e porteremo anche i nostri amici. Roberta è invecchiata di brutto. Non è più come una volta, però è pur sempre una piacevole compagnia. Se vuoi la porto quaggiù, così potrai scambiare qualche chiacchiera …”

Continuava a parlare senza interruzione con quei resti umani come se fossero una persona viva e vegeta. Era completamente impazzito. Non accettava la cruda realtà. Rimase ininterrottamente per due giorni e due notti alternando lunghi silenzi e monologhi che ripercorrevano episodi della loro vita lunga e avventurosa. La vita! Un tragico mistero. Ogni essere vivente, trascorso il tempo della propria vita, non può far altro che rassegnarsi all’ineluttabile tragico destino. Ricordò l’immagine della Morte apparsa lassù in Cappella e volgendo lo sguardo in alto gridò come un folle:

“A chi aspetti? Perché non vieni a prendermi? Io non ti temo, anzi ti desidero ardentemente, ti bramo. Vieni, o Angelo della Morte, vieni a prendere la mia anima e il mio corpo e lascia che io riposi qui eternamente col mio amore …”

La morte per Mario veniva vista come una liberazione dalla sofferenza per la solitudine che era calata improvvisa su di lui. La follia che pervadeva tutto il suo essere gli faceva credere, attraverso la fantasia, che Clelia fosse ancora viva. Era arrivato al punto tale che vita e morte coincidevano. La morte non esisteva, così come non esisteva la vita. L’unica cosa vera era la fantasia e con la fantasia trasformava la realtà a suo piacimento. Pensò di portare la più cara amica di Clelia giù, nella loro nuova dimora, l’ipogeo della Cappella. Ma prima doveva parlare con lei, la regina della casa, l’eterna compagna della sua vita, l’unico suo vero e grande amore.

“Che ne dici, tesoro, se invito Roberta a venire da noi?”

“Mi piacerebbe tanto. Magari fai venire anche Giovanni. Abbiamo tante cose da raccontarci …”

“Dammi la mano e usciamo da questo posto. Saremo insieme ad invitarli.”

Clelia si alzò, diede la mano a Mario e si incamminarono verso l’uscita. Era questa la nuova realtà che la folle mente di Mario produceva solo per se stesso. In realtà era solo a parlare ed era solo ad avviarsi verso l’uscita.

Il passo letterario “La morte di Clelia” è tratto dal libro “POLVERE“, terzo volume della trilogia “IL SENSO DELLA VITA“.

Esso rappresenta un momento molto importante della vita di Mario Del Giudice, alias l’Ipnotista, protagonista del romanzo. Cambierà la sua visione della realtà e la sua percezione del senso della vita.

IL SENSO DELLA VITA

Acquistabile nei due formati disponibili. Il formato ebook a €3,99 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3kogUaf

Il formato cartaceo a €12,48 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3aS96uk

Acquistabile nei due formati disponibili. Il formato ebook a €3,99 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3tDLgeb

Il formato cartaceo a €12,48 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3pMgIpv

Acquistabile nei due formati disponibili. Il formato ebook a €3,99 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3tfWGW7

Il formato cartaceo a €12,48 cliccando sul seguente link: https://amzn.to/3n9v95d

Pubblicato da demartinoantonio

DOCENTE DI LINGUA INGLESE, SCRITTORE.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: