In questo post ‘Poesie per tutti: Adelina a passeggio‘ è possibile riflettere sull’importanza della poesia. Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.
Ernesto de Feo
Adelina a passeggio
Poesie per tutti: Adelina a passeggio
di Federico Garcia Lorca
Il mare non ha aranci,
e senz’amore è Siviglia.
Bruna, che luce di fuoco.
Prestami il tuo parasole.
Mi farà verde la faccia
-sugo di cedro e limone-
le tue parole –pesciolini-
nuoteranno intorno.
Il mare non ha aranci.
Ahi, amore.
E senz’amore è Siviglia.
(Traduzione di Carlo Bo)
I versi che presento oggi alla lettura degli appassionati di Poesie per Tutti sono di uno dei poeti più importanti del ‘900 europeo: Federico Garcia Lorca. La poesia probabilmente è una delle meno note ma non per questo meno espressive ed evocative dell’originale talento del grande poeta spagnolo. Chi lo conobbe ce lo ha descritto come l’incarnazione dello spirito poetico in ogni attività che ha compiuto in vita, una persona straordinariamente dotata per la comunicazione magica con le cose, le energie misteriose della natura, gli esseri viventi.
La poesia che leggiamo assieme oggi ne è una concreta espressione. Pochi versi eppure capaci di rapire il lettore. Alcune veloci pennellate colorate per dipingere la scena. Un uso naturale del surrealismo a lui consono, un istinto all’immaginazione che non accetta dati oggettivi, che dilata le percezioni anzi le dilata in una visione inusuale e geniale.
I versi di “Adelina a passeggio” sembrano una canzoncina visionaria che però parte da due dati ed è come se fossero divisi in due parti nettamente distinte tra di loro. Il primo distinguo si ha tra i primi due versi che fanno da prologo ai tre versi finali che entrambi dicono:
a) i primi versi : Il mare non ha aranci,/e senz’amore è Siviglia;
b) i tre versi finali :Il mare non ha aranci./Ahi amore./ E senz’amore è Siviglia.
Al di là dell’accostamento cromatico del mare con gli aranci che da soli ci inducono ad un’ allegria, ad una gioia per lo meno visiva se non interiore, tutto ciò fa da contraltare al fatto che a Siviglia non c’è amore e, quindi, c’è una sofferenza che, se non è un dato oggettivo, è certamente una circostanza che è espressione del sentimento del poeta in quel momento. Il tutto però tratteggiato con leggerezza e quasi come fosse una considerazione oggettiva.
La seconda distinzione la si nota nella parte centrale della poesia dove Lorca introduce il soggetto Adelina: Bruna,che luce di fuoco./Prestami il tuo parasole.Anche qui il poeta in cinque parole descrive l’emozione che lui e i passanti hanno quando vedono Adelina ( luce di fuoco) tanto che per poter stare con lei l’io narrante le chiede: Prestami il tuo parasole. E per incanto questo ombrellino gli donerà per magia un viso verde tanto che in questo modo –sugo di cedro e limone– potrà combattere il mare senza aranci di Siviglia che è senza amore. Quel parasole sarà poi un contenitore in cui le parole di Adelina diverranno come pesciolini che nuoteranno intorno a loro due appartati dal mondo esterno proprio grazie all’ombrellino.
Anche qui notiamo il gioco, il contrasto e l’accostamento cromatico tra gli aranci del mare di Siviglia all’inizio e alla fine della poesia che richiamano il sugo di cedro e limoni del viso illuminato del poeta dal parasole di Adelina. E alla fine ci sembra si sentire il profumo, il sapore di questi agrumi così mediterranei e di vedere in un lampo i loro accostamenti di colori. Parasole che creerà un’intimità tra Adelina e il poeta, appartandoli dalla folla, come se fosse un recipiente dove le parole scambiate tra i due avranno la forma di pesciolini. Questa chiusura dà al componimento un tono di grazia, di armonia e freschezza ma dietro di esso il poeta gioca a nascondersi anche perchè nei successivi versi, abbiamo letto: Ahi,amore./E’ senz’amore è Siviglia.
Per Federico Garcia Lorca il poeta deve essere esperto dell’uso delle parole e dell’uso dei cinque sensi e nelle sue parole c’è sempre il buio più ambiguo che gioca con la luce più abbacinante come nella poesia appena letta dove al dolore amoroso si contrappone la gioia della visione di Adelina che passeggia. Ed in questa canzoncina visionaria si gioca tra apparizione e sparizione, assenza e presenza, corporeità e incorporeità e le domande che si fanno sono affettuose e piene d’ansia cosi’ come poi le risposte, in altre sue poesie, sono assurde e ripetitive come se fossero dette in un sogno che non sappiamo se è vita o solo un sortilegio.
Nota biografica su Federico García Lorca
Federico García Lorca nasce il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros, un piccolo villaggio dell’Andalusia. Cresciuto in un ambiente colto e vivace, sviluppa presto una profonda sensibilità per la letteratura, la musica e il teatro. Dopo aver studiato a Granada, dove si laurea in giurisprudenza e in lettere, si trasferisce a Madrid nel 1919, entrando in contatto con importanti intellettuali dell’epoca, tra cui Salvador Dalí e Luis Buñuel.
Fu al centro della “ generazione del ’27 ” di cui fecero parte altri grandi poeti spagnoli come Jorge Guillen, Damaso Alonso, Rafael Alberti, Luis Cernuda, Vicente Alexandre, Pedro Salinas. Lorca fu anche ideatore e animatore di una straordinaria avventura teatrale: la “ Barraca” con cui portò in giro per le campagne il suo repertorio teatrale e quello del teatro classico.
La sua poesia è segnata dall’amore per la cultura popolare andalusa, dalle immagini visionarie e dal contrasto tra vita e morte, luce e ombra. La raccolta “Romancero gitano” (1928) lo consacra come uno dei maggiori poeti della Spagna del Novecento, grazie al suo stile evocativo e al forte simbolismo. Seguono opere come “Poeta en Nueva York”,(1929-1930) frutto della sua esperienza nella metropoli americana, che riflette un senso di alienazione e denuncia sociale.
Parallelamente, Lorca si distingue come drammaturgo, con capolavori come “Bodas de sangre” (1933), “Yerma” (1934) e “La casa de Bernarda Alba” (1936), in cui esplora i temi della passione, della repressione e del destino. Il suo teatro fonde realismo e poesia, dando voce a personaggi tragici e profondamente umani.
Aperto sostenitore della libertà artistica e politica, García Lorca venne arrestato all’inizio della guerra civile spagnola. Il 19 agosto 1936, a soli 38 anni, fu fucilato nei pressi di Víznar dalle forze franchiste. Il suo corpo non verrà mai ritrovato.
Nonostante la sua tragica fine, il suo spirito vive nelle sue opere, che continuano a incantare lettori e spettatori di tutto il mondo. Lorca rimane un’icona della poesia e del teatro moderni, un artista capace di trasformare il dolore e la bellezza in versi immortali.



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L’amore, capace di elevarci al settimo cielo o di sprofondarci all’inferno, è il protagonista assoluto delle sue poesie. Questo sentimento universale trasforma la nostra vita in un istante e va vissuto senza riserve.

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