Il viaggio dello scrittore: LA SCALETTA

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Le reali possibilità per uno scrittore esordiente di pubblicare il proprio libro

In questo post ‘Il viaggio dello scrittore: LA SCALETTA‘ è possibile riflettere sull’aspirante scrittore, che parte da una condizione umana per raggiungerne un’altra con la scrittura, magari più critica, forse più ansiogena, certamente più consapevole. Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore autorevole di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.

Pier Fausto Pon

LA SCALETTA
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IL SENSO DELLA VITA

Un romanzo di Antonio De Martino

IL SENSO DELLA VITA

Il viaggio dello scrittore: LA SCALETTA

L’idea è germogliata dentro di noi in una trama coerente, sappiamo cosà accadrà nel nostro libro dall’inizio alla fine. Senza esserne del tutto consapevoli, abbiamo smascherato uno dei luoghi comuni retorici più nefasti collegati al processo di scrittura: la pagina vuota. Quante volte abbiamo visto in un film, o letto in un libro, il povero scrittore che attende l’ispirazione davanti a una pagina vuota? Niente paura, non faremo la fine di Jack Nicholson che compulsa senza soluzione di continuità: “Il mattino ha l’oro in bocca, in mattino ha l’oro in bocca…” Non è di questo che dobbiamo preoccuparci. 


Ogni storia, qualunque storia, ha un inizio, uno sviluppo, una fine. Il nostro protagonista, sia uno o più di uno, subirà o metterà in moto dei cambiamenti che lo porteranno, attraverso crisi e risoluzioni, a un approdo in cui sarà mutato rispetto a ciò che era. Il suo viaggio interiore sarà costellato da una serie di eventi e incontri che ne segneranno le tappe e innescheranno la sua trasformazione.

In ogni storia noi raccontiamo questo cambiamento che potrà sfociare in un’evoluzione, a volte in una involuzione. L’intreccio può essere non lineare e discostarsi da un’evoluzione temporale rettilinea. I flashback risultano spesso essenziali per la comprensione dello stato attuale del personaggio o per rivelarci, a tempo debito, tasselli della vicenda fino ad allora tenuti nascosti al lettore per accrescere il pathos o creare un effetto sorpresa. La giusta successione di alcune scene o l’inserimento di un flashback in un preciso punto dello snodo narrativo, risulta cruciale in quasi tutte le storie nere, gialle o crime. Anche l’unità di luogo è quasi sempre superata dal susseguirsi o alternarsi di diverse ambientazioni. Gli stessi luoghi divengono un co-protagonista della storia in molti romanzi, contrappunto ideale del processo di cambiamento in atto nel o nei protagonisti.

Esistono poi i personaggi secondari, satelliti che ruotano attorno alla galassia del protagonista spostandone di volta in volta la prospettiva; i comprimari affiancano il personaggio principale e ne influenzano le scelte; determinante è poi l’immancabile antagonista, quello che ostacola il percorso del protagonista e importante quanto lui. Non ci sarebbe Otello senza Iago, I promessi sposi sarebbero un’altra cosa senza Don Rodrigo. In questi personaggi è importante la caratterizzazione fisica e più ancora psicologica, quei tratti che ne faranno un unicum cui il lettore non potrà rimanere indifferente. 

Ognuna di queste figure deve essere svelata al lettore con una giusta successione di eventi, situazioni e dialoghi che ce li mostrino nel loro divenire, per non incorrere in una delle trappole più perniciose in cui possiamo cadere nello scrivere un libro: il raccontino.

Il raccontino si manifesta quando seppelliamo la nostra storia sotto un cumulo di parole che finiscono per uccidere nel lettore ogni interesse.  Il personaggio deve rivelarsi nei suoi intenti e nelle peculiarità attraverso fatti, gesti espressi o mancati, parole che lo rivelino al lettore in modo graduale, secondo una curva di conoscenza e interesse che dobbiamo essere capaci di tracciare senza commettere sbagli che ne compromettano la forza. Il raccontino si manifesta in tutta la sua letalità nelle backstory che informano il lettore sul vissuto del protagonista; qui il rischio di trasformare il racconto in una sorta di soporifero “verbale” dei carabinieri diventa davvero altissimo. In questi contesti, necessari alla comprensione del personaggio, diventerà indispensabile l’utilizzo di flashback che, facendoli vivere al lettore, ne colmino momenti sul passato o brandelli di fatti avvenuti prima dell’inizio della storia. Raccontare che Carlo ha avuto un’infanzia infelice risulterà monotono e poco incisivo; al contrario, rivivere coi lettori alcuni momenti chiave di quel periodo lo renderanno tridimensionale e creeranno le giuste premesse per comprenderlo a fondo.

Ma spesso la tentazione di cedere al raccontino spinge lo scrittore a farne uso anche nel prosieguo del racconto con effetti devastanti: non devo raccontare che Laura ha avuto un colloquio con il padre che è quasi sfociato in uno stupro, lo devo mostrare. Show, don’t tell, non dimentichiamolo.

Da quanto detto finora emerge l’assoluta importanza con cui si succedono le scene nella nostra storia. I personaggi principali dovranno essere scoperti in modo graduale, come le tappe del loro cambiamento attraverso incontri con altre persone ed eventi. I comprimari, allo stesso modo, entreranno e usciranno dalla vita del protagonista secondo una successione coerente che, se alterata, li svuoterebbe in parte di significato. L’antagonista deve entrare nella storia al momento giusto: anticiparne l’ingresso o ritardarlo potrebbe risultare un peccato mortale. Altre figure minori saranno ricordate e assumeranno un colore per il lettore solo se riproposte in modo adeguato, per tempi e modi, in diversi momenti del romanzo. 

C’è poi l’esigenza assoluta di imprimere coerenza ai fatti raccontati nella loro successione: banalmente, se il mio protagonista è ferito in modo grave oggi, non può essere guarito il giorno dopo.





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Abbiamo la nostra storia, ci abbiamo pensato su tanto, forse troppo, concluderà qualcuno, non vediamo l’ora di metterci all’opera. Molti sono consapevoli della difficoltà di incastrare ogni tassello del racconto in modo coerente, qualcuno non ha ancora risolto alcuni problemi nello sviluppo della trama, ma è ora di scrivere: la nostra creatività metterà in fuga ogni tipo di problema. La fretta di iniziare si impone su ogni altra scelta: La sensazione che ci afferra è quella che, fino a quando non cominceremo a scrivere qualcosa, il nostro progetto potrebbe essere soltanto altro fumo di inconcludenza che ci gettiamo negli occhi senza essere capaci di fare sul serio. Allora picchiamo sui tasti del PC, accumuliamo errori di coerenza, i nostri personaggi invece di prendere forma vagolano in uno stato di incompiutezza, strattonati fra stati d’animo contrapposti e spesso inconciliabili di cui non siamo stati capaci di tracciare un percorso logico. Accumuliamo sbagli, spesso in modo anche consapevole, che importa: scrivere, andare avanti, finire, ci sarà tempo dopo per smussare gli angoli.

Risultato: una prima stesura disastrosa, incoerente, a volte così distante dalle potenzialità della storia da scoraggiarci in modo definitivo sulle possibilità di cavarne qualcosa di buono. 

Nulla è compromesso, per carità. Basterà gettare via tutto o quasi e ricominciare da capo. Quella fretta che ci ha spinto a martellare i tasti in modo compulsivo si tramuta in un enorme dispendio di tempo, energie mentali e morali.

Facciamo un passo indietro, torniamo all’idea che si è tramutata in trama.  Sicuri di conoscere a fondo i nostri personaggi?  Siamo certi di inanellare la giusta sequenza di scene capace di collegarsi fra loro in modo credibile e coerente?  Non esiste una formula magica, ma esiste uno strumento capace di smussare le spigolature della nostra storia meglio di una levigatrice il legno:


 la scaletta.

la trama viene scomposta in diversi punti, nei suoi caratteri essenziali, dall’inizio alla fine, in modo da ottenere una visione d’insieme dell’evoluzione sia della vicenda che dei personaggi. Nella scaletta non c’è spazio per approfondimenti, ci interessa soltanto schematizzare la sequenza degli eventi, il modo e i tempi in cui i personaggi principali interagiscono fra loro e con gli altri, la giusta collocazione temporale delle scene che conduce all’acme della storia prima, al suo sviluppo dopo, quindi alla risoluzione.   L’intreccio, così suddiviso, permette di evitare episodi superflui e passaggi incoerenti con quanto raccontato prima, di scoprire un’errata successione dei fatti, di cogliere un inserimento troppo ritardato o precoce di un personaggio o di uno snodo narrativo. Con la scaletta avremo a portata di mano i comportamenti, le evoluzioni, i tratti psicologici dei personaggi, coglieremo i momenti in cui la sequenza di scene che li racconta li mostra incoerenti o contradittori rispetto a come li abbiamo già presentati. La scaletta, in definitiva, ci permette di sorvolare il nostro romanzo come un rapace capace di coglierne dall’alto i difetti e le vulnerabilità.

Non c’è testo che non si possa giovare dell’elaborazione di una scaletta.

Pensiamo a una storia minimale: due personaggi, un’unica ambientazione, successione lineare dei fatti. Lui, stanco del lungo rapporto, matura la decisione di lasciarla; in lei, nel vederlo sempre più distante, cresce prima la tristezza, poi la rabbia e l’esasperazione che la spingono fra le braccia di un altro. Lui, a quel punto, comprende quanto sia importante averla ma è troppo tardi. A prima vista, in una narrazione del genere, la compilazione di una scaletta potrebbe apparire una mera perdita di tempo. Non è così. Pensate alla stanchezza di lui, alla rabbia di lei, ai successivi mutamenti che portano lui a una nuova consapevolezza, lei alla decisione di cercare rifugio fra le braccia di un altro. Questi stati d’animo vanno considerati alla stregua di autentici personaggi, e la loro graduale mutazione attraverso gesti espressi o inespressi, fatti e dialoghi sarà il nucleo attorno al quale si coagulerà l’interesse del lettore. Se lui, stanco del rapporto, di colpo si rende conto dell’importanza di lei, senza che nulla lo abbia fatto presagire, la storia si svuota di interesse; se lei, dopo avere sofferto molto per la stanchezza di lui, si consola di punto in bianco con un altro, il racconto perde di profondità e coerenza, quindi di interesse. La tridimensionalità dei personaggi passa attraverso una rigorosa successione di scene che li restituisce in una dimensione di realtà e interezza che, in caso di errori, andrebbe perduta.  

 Quasi nessuno fra gli scrittori professionisti rinuncia alla elaborazione di una scaletta dettagliata; comunque la si definisca- Orso Tosco, l’ultimo vincitore del premio Scerbanenco per i romanzi noir, ama chiamarla “lo scalone” – è ritenuto un elemento cruciale per la stesura di un romanzo. Esistono eccezioni illustri, è vero, ma non tutti siamo dei Simenon.

Se avete colto l’importanza della scaletta anche in termini di tempo generale risparmiato, mi azzardo a proporre un altro espediente che si lega benissimo con quanto detto. Sarebbe utile la preparazione di schede dei personaggi principali con il loro background che, se anche poi non dovrà necessariamente entrare nella storia, ci permetterà di conoscerli, raccontarli meglio e scongiurare un’impressione che a volte si fa strada nel lettore: nemmeno noi, gli autori, li conosciamo a fondo.

Le schede possono anche trovare spazio nella scaletta che, allora, si tramuta sempre più nello “scalone” di Orso Tosco. In ogni punto, all’ apparire dei personaggi, cominciamo a definirli nelle loro caratteristiche fisiche, psicologiche comportamentali; ne definiamo i gusti e le attitudini, ne esploriamo il passato, elementi che, senza comparire nel racconto, fanno di loro qualcuno di così vivo che sarà facile, poi, prevederne e descriverne i comportamenti e le evoluzioni.

Provate a costruire una scaletta: non ne potrete più fare a meno. 

La scaletta è il pilastro fondamentale su cui poggiare le fondamenta della nostra storia, lo strumento capace di farci risparmiare tempo e guadagnare fiducia. Avere uno schema preciso e controllato sulla processione dei fatti ci permetterà di non incepparci su alcune scene che non abbiamo ancora risolto, né di incorrere in ripetizioni o in momenti estranei allo sviluppo del romanzo, capaci solo di appesantirlo. Conoscere in anticipo ogni snodo della trama ci renderà più sicuri e potremo occupare il tempo lontano dalla scrittura e sottratto alle nostre diverse occupazioni a pensare allo svolgimento intrinseco di una scena, di un dialogo, piuttosto al come e al quando si svolgerà. Compiliamo una scaletta, percorriamone i vari punti: se, da un lato, balzeranno all’occhio errori anche macroscopici che ci sarebbero sfuggiti senza questo esame preliminare, dall’altro sarà facile porvi rimedio con opportuni aggiustamenti, eliminazioni, inserimenti.

In termini di esperienza, la compilazione di una scaletta rappresenta un salto di qualità enorme, il grimaldello capace di scassinare in un attimo la porta del dilettantismo e farci penetrare nel salotto buono dell’artigianato letterario. Cosa faremo lì dentro, poi, dipenderà dalle nostre capacità, si intende. Ma questa è un’altra storia.









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