CARMINE DI GIUSEPPE

I libri di Carmine Di Giuseppe

Elogio dei cavalieri templari. Testo latino a fronte

di Bernardo di Chiaravalle (san)

Curatore:

Carmine Di Giuseppe

Editore:

Artetetra Edizioni

Collana:

Iverbibrevi

Anno edizione: 

2020

In commercio dal: 

27 aprile 2020

Tipo: 

Libro universitario

Pagine:

 176 p., Brossura

EAN: 

9788899443740

Descrizione

Composto su richiesta di Ugo di Payns, primo maestro dell’Ordine templare, il “Liber ad Milites Templi. De laude novae militiae” è un piccolo trattato realizzato per promuovere ed esaltare la nascita e l’operato della militia Christi. Ai nuovi “monaci cavalieri”, per espletare la loro missione, contrariamente al monaco che vive in monastero, che possiede solo l’arma della preghiera, è richiesto l’uso delle armi contro tutti i nemici della cristianità. Il trattato, quindi, evidenziando il carattere etico della missione e della spiritualità cui erano chiamati i monaci cavalieri templari, in contrapposizione agli usi della cavalleria laica, esorta i milites Christi ad abbandonare ogni mondanità e a convertirsi, ponendosi al servizio di Cristo per proteggere i Luoghi Santi. Il “Liber ad Milites Templi. De laude novae militiae”, riproposto in nuova traduzione, con testo latino a fronte, è introdotto da un ampio saggio che permette di ricostruire gli inizi della storia dell’Ordine Templare e di inquadrare, con una profonda e attenta analisi, il trattato di Bernardo di Chiaravalle non solo dal punto di vista storico ma anche teologico e spirituale.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) divenuto monaco cistercense nel 1112 a Cîteaux, nel 1115 fondò il monastero di Clairvaux. Nel 1129 prese parte al Concilio di Troyes in cui fu approvata la Regola dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio.
Percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e fu il principale artefice della fine dello scisma provocato dall’elezione di papa Innocenzo II e dell’antipapa Anacleto II. Predicò in Francia e in Germania la seconda crociata, combatté varie eresie, come quella dei Càtari, e avversò le tesi di Pietro Abelardo e di Arnaldo da Brescia.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita nell’Abbazia di Chiaravalle, di cui rimase abate fino alla morte, rivedendo le sue opere: Lettere, SermoniSentenze e Trattati.
È stato proclamato santo da Alessandro III nel 1174 e Dottore della Chiesa da Pio VIII nel 1830. Papa Benedetto XVI ha affermato che «si avverte in ogni suo scritto l’eco di una ricca esperienza interiore, che egli riusciva a comunicare agli altri con sorprendente capacità suasiva».

BIOGRAFIA DEL CURATORE

Carmine Di Giuseppe (1968) docente di lettere, collabora con riviste specializzate in studi e ricerche in ambito storico-artistico-letterario.
È autore di vari saggi, anche di carattere agiografico, iconografico e antropologico, su alcuni territori del Meridione italiano.
Tra le sue pubblicazioni: Presbyter et Martyr. S. Antimo nell’Inno e nel Sermone XIX di San Pier Damiani (2005); I racconti delle Muse (2006); Vi racconto l’Eneide (2009); Storie e leggende di Roma (2010); I racconti di Sir William (2012); Sulle ali di Pegaso (2015), Il Volto del Santo di Lucera. San Francesco Antonio Fasani (2017); La lancia e il drago. Iconografia di San Giorgio in Ducenta (2018).

Recensione

L’opera, scritta da san Bernardo di Chiaravalle, su richiesta di Ugo di Payns, primo maestro dell’Ordine Templare, aveva come scopo – nonostante il titolo – non tanto quello di elogiare la nascita di una nuova cavalleria, quanto quello di delineare la figura e la personalità di un vero miles Christi e offrire un affascinante, ma allo stesso tempo corposo, itinerario spirituale.

Ai membri del nuovo ordine, allo stesso tempo monaci e soldati, differenziandosi in tal maniera dal religioso che vive difeso dalle mura di un monastero e che si fortifica e difende con l’arma della preghiera, è richiesto l’uso delle armi contro i nemici della cristianità. Bernardo, tuttavia, non giustifica l’impiego della violenza, ma «piuttosto fornisce uno spessore teologico ad una causa nobile sopra ogni altra: il militare pro Deo» (dalla Presentazione del cardinale Josè Saraiva Martins).

In tal maniera, il trattato, evidenziando il carattere etico della missione e della spiritualità cui erano chiamati i monaci cavalieri templari, in contrapposizione agli usi della cavalleria laica, esorta i milites Christi ad abbandonare ogni mondanità e a intraprendere un arduo, ma profondo, cammino di conversione al servizio di Cristo per la salvaguardia e difesa dei Luoghi Santi.

Il titolo non deve indurre in inganno;il trattato di san Bernardo non è uno scritto laudativo, ma ci troviamo di fronte ad un’esortazione accorata agli aderenti al nuovo Ordine Templare perché si lascino modellare dagli insegnamenti di Cristo e, allo stesso tempo, il santo abate cistercense non risparmia un’acuta critica alla cavalleria secolare, i cui membri vivono perennemente nel pericolo della morte spirituale, sopraffatti dai vizi della mondanità e della spavalderia: combattere guerre ingiuste, ostentare lussi, lasciarsi guidare dall’ira, dalla vanagloria e dall’avidità.

Nella seconda parte del trattato è, invece, presentato uno straordinario pellegrinaggio spirituale ai Luoghi Santi. Potremmo definirlo come un itinerarium mentis ad Loca Sancta, nel quale le localitàgeografiche, che sono state spettatrici della vita di Gesù, dalla sua infanzia alla sua ascensione, servono a san Bernardo per scandire i passi della meditazione e della ricerca di Dio.

Il De laude, così inteso, non si configura, quindi, come una semplice regola per il nuovo ordine, tantomeno lo si potrebbe considerare e definire come uno sterile elenco di norme da osservare per conseguire uno specifico fine, fosse esso anche solo spirituale, ma è un’opera scritta per essere letta e meditata non solo dai nuovi monaci-cavalieri, i quali si sono impegnati a custodire la Terrasanta, ma, potremmo pensare, a buona ragione, che essa si dirige ai cristiani di ogni epoca, i quali sono i custodi di quei valori e di quella Gerusalemme interior che risiede nel cuore di ogni credente.Si comprende in tal maniera che la guerra contro gli “infedeli” non era altro che la lotta che ciascuno deve intraprendere contro il male che si annida nel proprio cuore. In tale prospettiva la vita del cavaliere-monaco, in prima analisi, e del laico in generale è intesa dal Doctor mellifluus come una perfecta imitatio Christi.

Il Liber ad Milites Templi. De laude novae militiae di san Bernardo di Chiaravalle, con la presentazione del Cardinale Josè Saraiva Martins, è riproposto ai lettori, in una nuova traduzione italiana con testo latino a fronte, da Carmine Di Giuseppe, che ne ha curato l’introduzione, la nuova traduzione e le note di commento. Le oltre sessanta pagine introduttive non sono solo una semplice presentazione dell’opera del santo cistercense, ma un vero studio, anche se breve, col quale Di Giuseppe ci offre una puntuale analisi dell’opera e in modo obiettivo e sintetico ripercorre le origini della cavalleria templare e gli scopi che ne perseguiva. Ma soprattutto, eliminando ogni fraintendimento o travisamento sul pensiero di san Bernardo circa la guerra, evidenzia la sua portata non solo storica, ma anche teologica e spirituale.Leggendola con attenzione e, soprattutto, senza pregiudizi di sorta, bisogna riconoscere di trovarsi di fronte ad uno scritto di straordinaria attualità, che ancora oggi, dopo quasi due millenni, non manca di offrire profonde suggestioni di riflessione che spingono a porre l’attenzione sull’unicum necessarium e a rifuggire ogni velleitaria superficialità.

Mons. Santo Rocco Gangemi,

Arcivescovo titolare di Umbriatico e Nunzio apostolico in El Salvador.

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