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SAGGISTICA

di Antonio De Martino

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NARRATIVA

di Antonio De Martino

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POESIA

di Antonio De Martino

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AMBIZIONE E CINISMO

AMBIZIONE E CINISMO

Secondo volume della trilogia intitolata “IL SENSO DELLA VITA.

IL SENSO DELLA VITA

Una trilogia che, narrando l’avventurosa vita del protagonista, offre molti spunti di riflessione sul senso vero della vita in una luce diversa, man mano che si percorre la linea del tempo, che abbraccia un arco che parte dal 1936 e arriva ai giorni nostri. Un’opportunità per il lettore per immedesimarsi in Mario Del Giudice, il protagonista, e affrontare insieme a lui le problematiche psicologiche e sociologiche che si presentano prima in un quartiere della provinciale Pescara e poi nella metropolitana Milano nel periodo della SECONDA GUERRA MONDIALE, per allargarsi man mano ad una visione mondiale e cosmica verso la fine.

Uno scrittore viene coinvolto a raccontare la storia vera di un uomo prodigioso che dedica la propria vita ad un progetto di lotta all’egoismo, per il trionfo del benessere comune e dell’amore. Il protagonista, aiutato dalla propria compagna, non disdegna, nella realizzazione del suo sogno, di utilizzare il proprio potere e le proprie ricchezze. Alla fine, sgomento, vede prevalere il senso della vanità di ogni cosa, per l’inesorabile avanzare del tempo che tutto cancella, sia nel bene che nel male, in un ineluttabile tragico destino per ognuno e ogni cosa…

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PRIMO VOLUME:

AMORE E VENDETTA

La storia del primo volume della trilogia, è ambientata, nella sua parte iniziale, in un quartiere di Pescara. Il protagonista, Mario Del Giudice, nato nel 1923, a soli 12 anni dimostra a se stesso e agli altri di essere un ragazzo geniale. Egli ascolta una storia misteriosa, capitata più di un secolo prima, dalla voce di una certa signora Maria, che cura la gestione della strana Cappella di Sant’Antonio. Nel racconto si parla della morte per avvelenamento di due gemellini, i cui corpi erano misteriosamente scomparsi. Mario riesce a sbrogliare, con le sue brillanti deduzioni, la difficile matassa, facendosi, però, coinvolgere in una macabra avventura, scendendo nel lugubre ipogeo della Cappella, insieme al gigante Ubaldo, alla ricerca dei resti mortali dei due gemellini.

Da un amico, figlio di un illusionista, impara la tecnica dell’ipnosi che utilizza per aiutare gli altri a superare ansie, fobie e nevrosi. Sogna di diventare psicoterapeuta sulle orme di Freud. A 19 anni si trasferisce a Milano per frequentare la Facoltà di Psicologia. Qui conosce Clelia, una bellissima ragazza ebrea dall’espressione molto triste. I due vivono una meravigliosa storia d’amore. Clelia gli racconta del motivo della sua tristezza. Suo padre era stato barbaramente assassinato, davanti ai suoi occhi, da una banda di fascisti, reo di essere ebreo. Mario giura a se stesso di vendicare la morte dell’innocente genitore …

SECONDO VOLUME:

AMBIZIONE E CINISMO

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ANTEFATTO

SINTESI 1° VOL

PROLOGO

PRIMO CAPITOLO

AMBIZIONE E CINISMO è la seconda parte della trilogia intitolata ‘IL SENSO DELLA VITA’. Essa continua a narrare l’avventurosa e straordinaria vita di Mario Del Giudice, a partire dal suo ritorno, insieme alla fidanzata Clelia, a Pescara nel dicembre del 1942. Il casuale ritrovamento del tesoro dei D’Avalos giù nell’ipogeo della cappella di sant’Antonio e il testamento della signora Maria sono avvenimenti destinati a sconvolgere del tutto la vita della giovane coppia. Dopo il periodo natalizio Mario e Clelia tornano a Milano dove infuriano gli episodi bellici della seconda guerra mondiale. Essi combattono il nazifascismo, essendo a capo di una cellula che coordina tutte le forze partigiane.

Nel periodo postbellico finalmente i due potranno dedicarsi alla realizzazione di un grande progetto che li vede protagonisti di una vera e propria rivoluzione, decidendo, tra l’altro, di creare l’associazione ‘DISTRUGGIAMO IL MOSTRO’, dove il mostro è l’egoismo, l’avidità che è in ogni essere umano. Riusciranno a realizzare il loro ambizioso progetto senza compromessi? Intanto qualcosa cambia nel loro modo di porsi di fronte alla realtà. Clelia scopre di non poter avere figli. Alcuni momenti drammatici sembrano incrinare il loro sentimento che sembrava indistruttibile. Riusciranno a superare la crisi? Menzogne e tradimenti sembrano offuscare il loro futuro, ma …

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Noi Scrittori

Se siete scrittori esordienti, come me, e iniziate a leggere questo articolo, vi esorto a non fermarvi a metà. Andate fino in fondo, perché ‘ …dulcis in fundo’.

Per pubblicare la propria opera molti neo-scrittori si attengono al procedimento classico: inviano il proprio manoscritto alle varie Case Editrici. Il manoscritto non viene proprio preso in considerazione dalle Case Editrici importanti, ma solo da quelle poco note e con impatto a livello locale. Queste ultime sono ben liete di accettare e pubblicare a pagamento, tanto il loro guadagno lo fanno subito. Magari non sanno niente del contenuto dell’opera. Magari se ne interessano a malapena, solo ad incasso avvenuto. Nella maggior parte dei casi, il romanzo viene pubblicato e viene venduto agli amici e ai parenti dello scrittore. Qualche copia viene venduta nel corso di qualche presentazione, dopodiché il libro muore lì. Lo scrittore si chiede: “Cos’è che non ha funzionato? Ho messo tutto il mio impegno. È una bella storia! La trama è coinvolgente. I personaggi sono perfetti. Sembrano scolpiti. C’è sufficiente suspence per far lievitare l’interesse. A tutti i miei amici è piaciuto e lo hanno anche acquistato. Perché si è bloccato il meccanismo e vendo solo raramente qualche copia?”

L’autore rimane perplesso e non sa rispondere. Eppure la risposta è semplicissima, è a portata di mano. Il libro non è stato pubblicizzato su ampia scala, ma solo nella piccola cerchia degli amici e dei parenti. Per poter attivare i canali di marketing su larga scala c’è bisogno di ben altro. Non mi sento di colpevolizzare le piccole Case Editrici che sopravvivono proprio grazie alle piccole tirature di libri autofinanziati e autopromossi dagli stessi autori. Escluderò dalla mia analisi tutte le piccole Case Editrici, comprese quelle locali, se non addirittura di quartiere, e quelle specializzate a pubblicizzare luoghi storici e turistici. Escluderò anche i colossi dell’editoria che solo raramente si preoccupano di pubblicare opere di scrittori sconosciuti. Per essi bisogna fare un discorso a parte.

L’ideale per uno scrittore esordiente sarebbe di convincere una Casa Editrice importante a pubblicare la propria opera. È il primo passo verso un successo quasi assicurato. Cerchiamo di capirne la ragione.

Una Casa Editrice importante, generalmente, ha già una propria platea di lettori affezionati. Questi sono dei veri e propri clienti per i quali la CE gode di un certo credito per il tipo di opera offerta, per il tipo di autore, ma soprattutto per la qualità sia dell’opera che dell’autore. Guai mai a cambiare qualcosa. La CE deve preoccuparsi di mantenere, e magari accrescere, la propria platea di lettori. Come? Presentando autori noti, ma anche esordienti che producano alta qualità. È l’unico modo per combattere la concorrenza sia dei colossi dell’Editoria, sia delle piccole CE. Come possiamo capire, ogni livello di produzione editoriale cerca di coltivare il proprio orto. Ognuno si crea una propria nicchia di mercato.

Una Casa Editrice storica, che col tempo si è creata una propria platea di lettori, grazie alla presentazione di opere letterarie di una certa qualità, deve lottare per cercare di mantenere i propri standard e di andare anche oltre. Per essa la qualità è un elemento fondamentale. Per lo scrittore esordiente, riuscire a pubblicare la propria opera con una CE importante significa aver dimostrato una qualità che va oltre l’ordinario. La convinzione che l’opera è degna di essere pubblicata non emerge certo dalle perorazioni dello scrittore esordiente, ma da dati oggettivi scaturenti dalle osservazioni di valutatori attenti ed esperti. Ogni opera viene, quindi, attentamente valutata. Per fare questo si affrontano dei costi che talvolta sono anche elevati. Ovviamente ci sono vari metodi per una valutazione. Il metodo più accreditato è quello che prevede più passaggi. Nel primo passaggio il valutatore legge i dati dell’autore e la sinossi dell’opera. Scatta la prima valutazione. Se la sinossi convince, perché risponde alle aspettative editoriali, allora si va al secondo passaggio, altrimenti l’opera viene scartata e non viene proprio letta. Il secondo passaggio è quello più importante. Esso prevede la lettura della prima parte dell’opera, uno o due capitoli (incipit). Se l’incipit convince, per lo stile, per l’interesse che riesce a stimolare, per i personaggi, per l’ambientazione e per l’efficacia della trama, allora si procede verso il terzo passaggio: la lettura di tutta l’opera. Questa non può avvenire con trascuratezza. Il valutatore legge l’opera armato di una scheda di valutazione, dove annota tutte le proprie osservazioni e, alla fine, dà un vero e proprio voto ai vari elementi del romanzo che potrebbero essere: ambientazione, trama, personaggi, lingua, stile …

Facciamo un esempio pratico. Alla CE arrivano 50 manoscritti. 25 vengono scartati subito perché la sinossi è poco convincente. Il valutatore legge l’incipit dei 25 manoscritti restanti e ne sceglie solo 5. Legge i cinque libri che più lo convincono e, alla fine, dalle schede di valutazione emerge che un manoscritto viene valutato appena sufficiente, altri due sono un po’ al di sopra della sufficienza, un altro è da considerarsi buono e un altro è da ritenersi ottimo. La Casa Editrice pubblicherà solo i manoscritti che verranno valutati ottimo, per mantenere alto lo standard qualitativo di riferimento, facendo crescere il proprio pubblico. Ha dovuto pagare un valutatore che ha dovuto leggere e valutare 50 sinossi, 25 incipit, 5 romanzi, per pubblicare un solo romanzo. Poteva anche capitare che nessun romanzo veniva valutato ottimo, questo avrebbe significato una spesa e nessun romanzo pubblicato.

Quattro anni fa mi sono imbattuto in una piattaforma che sicuramente tutti gli scrittori esordienti conoscono bene. Parlo del Torneo Letterario ‘IO SCRITTORE’.

In 10 anni:

  226.246 Giudizi su incipit e opere. – 31.655 Aspiranti autori iscritti – 2.827 Opere valutate in finale – 133 Nuovi autori pubblicati – 1 milione di euro di royalties distribuite agli autori. Un grande successo!

‘IO SCRITTORE’ è da considerarsi un ottimo stratagemma del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), composto da 14 case editrici e 20 marchi editoriali, che ha lanciato negli ultimi anni importantissimi bestseller e grandi autori. Il Gruppo, inventandosi il famoso torneo, è riuscito ad eliminare le spese di una delle figure più qualificanti di una CE, quella di colui che deve valutare il manoscritto. Sono gli stessi scrittori a fare da valutatori. Ovviamente il giudizio in alcuni casi potrebbe risultare falsato, perché non tutti gli scrittori, diventati valutatori, riescono ad essere obiettivi. Tra l’altro, qualche scrittore furbo sottovaluta gli incipit o le opere che gli vengono sottoposte, affinché rimanga sopravvalutato il proprio incipit o opera. Ma questo riguarderà solo parzialmente e marginalmente una piccola porzione delle innumerevoli opere che vengono esaminate. È difficile per uno scrittore sottostimare dei capolavori. Lo scrittore non può fare a meno di immedesimarsi nell’autore dell’autentico capolavoro e, inevitabilmente, in un torneo di così ampio respiro, i capolavori emergeranno. Onore al merito degli ideatori di questa magistrale e geniale strategia.

Veniamo al punto. In tutta questa storia quali sono le persone più maltrattate e calpestate, quelle che danno tanto, ma non ricevono nulla in cambio? Suvvia, non è difficile rispondere. Sono gli scrittori. Quelli che si sono sacrificati per uno o più anni per scrivere un’opera letteraria, che si sono sforzati a valutare gli incipit e le opere degli altri, ma che, alla fine, si ritrovano con un pugno di mosche.

A dire il vero, in questa analisi ho avuto modo di riflettere e una mezza idea geniale, forse, è venuta anche a me. Mi è venuta come un lampo, proprio mentre terminavo di scrivere codesto articolo. Non so cosa ne pensiate voi, ma a me piace! Non ne voglio parlare approfonditamente ora, magari ne parlerò in un prossimo post. Magari non ne parlerò più pubblicamente.

È mia convinzione che un centinaio di scrittori, uniti da un unico proposito, venuto fuori dalla mia idea, sarebbe in grado di rivoluzionare il mondo dell’editoria o, perlomeno, di creare delle nuove nicchie di mercato in grado di soddisfare gli scrittori stessi, più che le CE. Anticipo qualche altra cosa di questa idea embrionale.

Il primo passo sarebbe quello di creare una lista di scrittori, come dicevo prima, almeno un centinaio in partenza, attraverso un modulo di iscrizione che preveda la richiesta dei seguenti dati basilari: Cognome, Nome, email. Questo per consentire uno scambio di idee veramente libero. Attraverso un’email possiamo scrivere più liberamente, allegare e linkare senza vincoli e senza controlli e il rischio di essere bloccati da terze parti.

Il secondo passo potrebbe essere quello di creare un sito che potremmo chiamare ‘NOI SCRITTORI’ magari utilizzando la piattaforma gratuita di WordPress.

Il sito ‘NOI SCRITTORI’ avrebbe le seguenti fondamentali funzioni:

1 – Accettare le istanze di scrittori, con obbligo di iscrizione, che desiderano far valutare e recensire un proprio manoscritto.

2 – Pubblicare, magari con un proprio marchio editoriale, e pubblicizzare opere che abbiano ricevuto una valutazione che vada da ‘Buono’ a ‘Ottimo’.

Il terzo passo potrebbe essere quello di veicolare, attraverso i social media, il pubblico di lettori verso il sito, garantendo la qualità delle opere pubblicizzate. Lo scopo finale dovrebbe essere quello di creare un’ampia platea di lettori, selezionati e affezionati.

Mi rendo conto che l’idea non è affatto semplice e, forse, neanche del tutto originale. Di originale ci sarebbe l’idea di base che siano gli scrittori a decidere sulla validità o meno degli scrittori. Una specie di sindacato degli scrittori. Non è possibile esaminarne tutti i risvolti e i dettagli in poche righe. Io dico che quando viene un’idea e si è convinti, il momento più difficile è quello di avere il coraggio di iniziare. Poi da cosa nasce cosa … Vi lascio augurandovi ogni bene e la realizzazione dei vostri sogni, ma soprattutto vi lascio augurandovi di pensarci bene prima di compilare il modulo dove vi condurrà il seguente LINK. Se saremo almeno un centinaio, chissà …? Male che vada, avremo aperto un confronto su qualcosa che comunque ci accomuna e ci fa sentire solidali tra noi.

MODULO DI ISCRIZIONE DEGLI SCRITTORI CHE INTENDONO PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA DI CUI SOPRA:

N.B. Si può utilizzare per la compilazione sia il pulsante a fondo celeste, che apre il modulo in una nuova pagina, sia direttamente il modulo con il fondo giallo.

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Poesie: Francesco Golisciano

di FRANCESCO GOLISCIANO
POESIE

Sono arrivate le copie per autore del mio libro!

Penso che il cartaceo sia di gran lunga superiore al digitale.

Ho preso dalla realtà per tornare alla realtà.

Potete prenotare il libro scrivendomelo o acquistandolo su Amazon.

Dopo il libro “Ho sfidato l’Eternità“, arriva la mia raccolta poetica.

135 pagine che racchiudono poesie scritte dai 16 ai 25 anni, divise in quattro sezioni: Eternità, Umanità, Sublime, Libertà.

Poesie per contemplare, amare, gioire, riflettere e spero emozionarsi.

Poesie da leggere da soli e in raccoglimento.

Condivido una parte dell’articolo scritto dalla testata giornalistica “sassilive”:

Francesco Golisciano illustra la sua raccolta poetica: “La prima parte, consistente in cinquantuno poesie, racchiude la parte fondamentale della raccolta. Le poesie sono state scritte, nel momento della massima ispirazione, visione, sul primo supporto a mia disposizione. L’utilizzo di versi liberi è una conseguenza della forza delle visioni visitatemi e della volontà di mostrare più chiaramente possibile il legame tra anima e parola; per questa stessa ragione, le parole sono state scelte con cura e strutturate secondo una combinazione in grado di rendere possibile l’alchimia delle parole.

Buona lettura e buona meditazione.

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Virtù

di NINETTA PIERANGELI
Virtù


Miscellanea di riflessioni della collana “Le belle parole”, volume a cura di Francesca Romana de’ Angelis.

Oggi ho letto una miscellanea di saggi e riflessioni, più o meno lunghe o brevi, da titolo “Virtù”, una delle belle parole a cui l’editore Studium ha voluto dedicare la sua collana.

Riassumendo e riprendendo il filo sparso tra le righe e gli autori, ho buttato giù questa lieve presentazione.

La virtù è un orizzonte che, per il filosofo McIntyre citato da De Angelis, , si è completamente chiuso dopo la fine di una concezione condivisa del bene comune, perché solo essa rappresenta il fondamento dell’amicizia (Leopardi) e non si può essere virtuosi in solitudine, riafferma Evelina Piscione. È il nostro secolo quello della competizione, ma è nella cooperazione che splende la virtù dell’uomo, dice Duccio Piovani.

Cosa è dunque la virtù? Ci aiuta a interrogarci questo libretto.

L’areté è la capacità di fare bene il proprio compito, sostiene classicamente Lorenzo Marone. E Carmelo Scavuzzo riprende il Convivio, nella definizione tomistica: Ciascuna cosa è virtuosa che fa quello a che ella è ordinata.

Ma è di nuovo Marone che mi ha colpito: le piante mettono tutta l’energia  a farsi belle e così aiutano pure gli altri, perché dalla loro prosperità passa la fortuna di tutti.

Così la virtù delle piante e farsi belle. E qual è la fortuna degli altri? Guardare la bellezza delle piante. Così mi son detta che la virtù dell’uomo è guardare la bellezza perché così è fortunato ed è felice. Ed è essere belli. Il compito a cui siamo ordinati io lo vedo così: innaffiare il fiore che ciascuno di noi è. E poiché non possiamo essere felici da soli, la nostra virtù sarà di essere cespuglio.

La metafora del fiore e del cespuglio, dell’areté come realizzazione della bellezza e della felicità all’interno della comunità ci riporta direttamente nel cuore di un’etica aristotelica, come contraltare alla perdita della consapevolezza del quid specifico dell’essenza umana. Mi spiego: Luca Serianni con un’indagine lessicologica, scopre come attualmente il termine virtus lo troviamo ridotto alla virtù del burro o dell’extravergine. L’antropos a una dimensione schiacciato sulla mera necessità e felicità del mangiare e del consumare.

Ma se tanti, che hanno partecipato alla stesura di questo libro con i loro interventi, sono riusciti a ad aprire un orizzonte, forse vuol dire che la prospettiva dell’homo oeconomicus non è definitiva nella nostra cultura.

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Incipit a “Sulle Pendici Dell’Altro”

di Lucia Triolo
Incipit a “Sulle Pendici Dell’Altro”

c’è una forza
di futuro 
che si sdraia sulle pendici
dell’ altro
mentre la bestia ride:
questo  sentimento 
cugino lontano dell’orrore di oggi
stacca sovente gli occhi verso te

pronuncia parole

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mentre il deserto avanza

di Lucia Triolo
mentre il deserto avanza

l’anima tua a tentoni
mi investe come uno spavento 
resipiscente.
Profondo il grembo, non teme i suoi
assalti da lanciatore di coltelli
non si ama mai a braccia conserte
rinunciando al segno.
Ho bisogno di tutte le ossa
angoli di questa nostra storia
il resto è fellonia

Assurdo questo paese vuoto che
ho inghiottito
assurda questa metafora
che io sono mentre il
deserto avanza dentro
un bacio

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soglia

di Lucia Triolo
soglia

Che ora ha la
memoria?
ha l’ora di una soglia
Che ora ha una soglia?
A quell’ora spingevi il tuo corpo
verso il mio

un pensiero sulla soglia
della carne
gioco di immagini 
che mormoravano

quel mormorio
lo abbiamo chiamato felicità

ti sta toccando
la sua memoria sconclusionata
ammalata di desiderio

in quell’ora sopravvive 
il desiderio di 
chi ha perso

io ho sorpreso la soglia
a darmi del tu

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la cavalcata del dolore d’esserci

di Lucia Triolo
la cavalcata del dolore d’esserci

 “ Chi cavalca così tardi nella notte e nel vento?”
W. Goethe, il re degli Elfi 

Questa è la vicenda di un dolore impossibile
consumato al galoppo
nei campi a distesa di un cuore arso
come stoppia
tra file d’ alberi fantasma e
crepe di fantasmi che si concedono
a una boscaglia dopo l’altra
a voler disarcionare dalle tue ciglia
lacrime che non scendono ma salgono

Una storia che non c’è
-non c’è mai stata e mai ci sarà-
una stregoneria
che passa attraverso parole che trafiggono
veloci
il tempo che abbiamo
e solo quello
(era un inquisitore quel
pettine che mi baciò la spalla
e mi lasciò il suo marchio?)
e che vendiamo a poco prezzo
a una sorte d’accatto
-che tutto si piglia
nei luoghi comuni-.

Mi hanno beccata calva e spettinata
a contare le dita di una mano 
tagliata
poi dell’altra e a sbagliare,
a sbagliare a contare
perché non arrivavo a 10
e le mie dita invece le avevano 
le chiome degli alberi.
E anche il cielo non c’era più

Solo i fantasmi non conoscono
l’esasperazione

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Ursprüng

di Lucia Triolo
Ursprüng

Non ho mai saputo dare nome alle cose
di ogni identità ho imparato
a fare a meno

maschere nomi immagini corpi
ho lasciato divorarsi l’un l’altro

e il telefono che non suona
dentro la mano

Nel punto in cui dritto e rovescio si con-fondevano
-girandola che sprizza e mi resiste
non ho mai saputo pensare
un al di là e un al di qua
e impugnare gli estremi
per riunire o separare

eppure ho conosciuto albe e tramonti
e il nulla che mi rida’ una piccola porzione
del dormire

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continuare?

di Lucia Triolo
CONTINUARE?

Sono stanca
di andare all’inseguimento
i richiami ormai hanno girato
l’angolo
e il turbamento si è infilato a precipizio
dentro la porta di casa.

Con il cucchiaio raccolgo per strada
-ma dove?-
il tempo della foschia,
una follia
m’è madre e mi culla.

Devo ancora scavare e intagliare
intagliare e scavare luoghi
della mia pelle
-ma dove?-
per sapere che la normalità
è una meravigliosa vagina
di cui solo pochi
sono degni

Continuare? Forse.
In frigo c’è ancora un po’ di
follia da sgranocchiare

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debolezza

di Lucia Triolo

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Tête de femme
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Debolezza

Era troppo nudo
per essere bello
e non lo era

Lei stava lì a guardare
calma, stranita
avvertiva nel ventre
che la debolezza degli altri
fa paura

tremano pezzi di radici che non sai
nemmeno di avere
come se ciò che hai dipinto nella vita
si fosse scolorito

Seguivo una traiettoria di dipinti
e il rumore delle chiavi quando sbattono 
sulla cornice della porta

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QUARTA DI COPERTINA

di Antonio De Martino

Gli esperti della pubblicazione dei libri sostengono che per motivare le persone a leggere un libro è fondamentale una buona copertina e un’ottima presentazione. Quest’ultima generalmente viene scritta dallo stesso autore sulla cosiddetta Quarta di copertina, ovverossia quella che io chiamo impropriamente ‘Il retro del libro‘. 

A questo punto voglio fare un esperimento: mi immedesimo in una persona …

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QUARTA DI COPERTINA

Gli esperti della pubblicazione dei libri sostengono che per motivare le persone a leggere un libro è fondamentale una buona copertina e un’ottima presentazione. Quest’ultima generalmente viene scritta dallo stesso autore sulla cosiddetta Quarta di copertina, ovverossia quella che io chiamo impropriamente ‘Il retro del libro‘. 

A questo punto voglio fare un esperimento: mi immedesimo in una persona qualunque che ha una gran voglia di leggere un buon libro. Scarto l’idea di recarmi in libreria, mi metto al computer e vado di filato sul web a digitare ‘https://www.amazon.it/’, poi nella casella di ricerca scrivo ‘Romanzo’, senza specificare la categoria. Vado a guardare le numerose copertine ed effettivamente mi faccio condizionare innanzitutto dal messaggio visivo che mi trasmettono. Non guardo il titolo o quello che è scritto, ma solo l’immagine globale, scartando quelle vistose e quelle che presentano disegni da cartoni animati.

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Quelle che attirano la mia attenzione sono poche e solo di quelle vado a leggere i titoli. Generalmente preferisco titoli né molto grandi né molto piccoli, dai tratti regolari. Ovviamente i titoli trasmettono un messaggio di contenuti e a questo punto la mia scelta diventa più mirata. Scarto le presumibili storie d’amore, scarto, scarto ed alla fine la mia attenzione si concentra su un solo libro. Non conosco l’autore, ma il titolo mi incuriosisce: L’UOMO IMMORTALE. Clicco sulla copertina (in libreria avrei girato il libro per vedere il prezzo, qualche nota sull’autore e la presentazione) e mi esce un’intera pagina dedicata. Ci sono numerose informazioni sui formati (ebook, cartaceo, audiobook), sulle modalità d’acquisto, sull’invio o spedizione, ma io vado dritto al sodo. Leggo la presentazione per cercare di capire di che tipo di romanzo si tratta e, se mi convince, clicco sul collegamento della pagina dell’autore.

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Non contiene molte informazioni sull’autore, ma scopro che ha scritto almeno un’altra ventina di libri. Mi convinco e decido di leggerlo. Che ne dite? È convincente questa immedesimazione in una persona desiderosa di leggere un libro? Io direi proprio di sì, perché più o meno è il modo di comportarsi di ognuno, magari con qualche sfumatura e qualche ritocco, perché non siamo tutti perfettamente uguali. Però, sostanzialmente, mi faccio persuaso che, scritto un libro, deciso il titolo e realizzata la copertina, è fondamentale realizzare un’ottima quarta di copertina.

Le considerazioni di sopra mi hanno convinto di dedicarmi anima e corpo alla composizione della quarta di copertina del mio libro, spendendo tutto il tempo necessario. Ho impiegato ben tre giorni, ma alla fine sono riuscito a fare qualcosa per cui mi ritengo soddisfatto. In questi casi è ben giustificata la voglia di condividere questa mia soddisfazione, scrivendo su queste pagine le mie valutazioni. 

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Innanzitutto ho messo la mia immagine perché ritengo importante attenuare l’anonimato che caratterizza qualsiasi autore sconosciuto. Un modo per dire “Ciao, piacere di conoscerti. Questo sono io”. A destra della mia icona, una domanda un po’ curiosa, come se avessi un dialogo con l’ipotetico lettore e un brevissimo estratto che fa capire come la domanda sia strana, ma pertinente ad uno dei temi trattati nel romanzo. Segue una breve biografia, solo per far capire all’eventuale lettore il ruolo sociale dell’autore, senza entrare in troppi dettagli poco interessanti. Poi c’è uno stacco netto, attraverso una linea di demarcazione, che introduce il ‘corpo‘ della presentazione del libro. Si tratta di quella parte che illustra al lettore di che cosa parla il romanzo. A questo punto devo esprimere le mie personali considerazioni. 

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Immaginiamo la seguente situazione.

Accompagno un amico alla stazione perché deve partire. Ci intratteniamo a parlare di cose varie e ad un tratto in lontananza vediamo il suo treno che sta arrivando, egli mi guarda e dice:

 “Ti ringrazio di avermi accompagnato, ma ora ci dobbiamo salutare. A proposito, ma il romanzo che hai scritto di che parla?” 

Io lo guardo stranito e lo saluto senza rispondere. Se era veramente interessato al mio romanzo, la domanda l’avrebbe posta prima, quando avevamo davanti a noi tutto il tempo perché potessi rispondere. Però la domanda fatta in quel contesto mi ha posto altri interrogativi.

È possibile spiegare il contenuto di un romanzo in una manciata di parole, come quelle usate nella ‘quarta di copertina’? Ho riflettuto a lungo sulla cosa e la mia risposta è no. Non è possibile. Potrei dire che un determinato romanzo parla di una storia d’amore, ma è come se non dicessi niente. Un romanzo di cinquecento pagine non può essere riassunto in poche parole. Ci sono troppi aspetti, sfaccettature, personaggi, storie nella storia, per cui diventa impossibile parlarne con l’idea di essere esaustivi. L’unica cosa possibile che si può fare è di attribuire delle ‘categorie‘. La categoria è una parola così generale che riesce ad indirizzare la mente verso un bersaglio di contenuti generici senza entrare in dettagli. Ad ogni modo il sistema migliore per conoscere di che parla un romanzo è quello di leggerlo. Ho faticato non poco per dire in poche parole di che parla il mio romanzo e devo dire che non sono per niente soddisfatto. Mi rimane la paura di aver espresso fatti che appaiono poco interessanti e di aver omesso fatti salienti ed interessanti. Magari qualcuno potrebbe dire la sua …

Un caro saluto

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