COMMENTI “LETTERATURA SPAZZATURA”

COMMENTI “LETTERATURA SPAZZATURA”

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al dibattito con i propri commenti, a prescindere dal contenuto, ed esprimere il rammarico nei confronti di un amministratore di un gruppo che, poco democraticamente, dopo aver pubblicato il mio post e i commenti per niente lusinghieri di alcuni membri, per larga parte concentrati più sulla ricerca di elementi di giudizio negativo sul sottoscritto che sull’analisi della realtà di riferimento, ha rimosso tutto, non consentendomi di rispondere.

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Una precisazione è d’obbligo. Il motivo, che mi ha spinto a condividere l’articolo “Letteratura spazzatura”, pubblicato sul sito NoiScrittoriNoiLettori, coi numerosi Gruppi Facebook di cui sono membro, era semplicemente di coinvolgere il maggior numero di scrittori-lettori in un dibattito sulla situazione attuale nella pubblicazione di testi letterari. Sono rimasto perplesso nel notare che alcuni commenti si soffermavano a cercare di capire motivazioni occulte (clickbaiting). Mi pare ovvio che fa piacere a chiunque abbia un sito che questo venga visitato, ma pensare che l’articolo sia stato concepito unicamente per questo mi sembra un’esagerazione. Inoltre il modo aggressivo di qualcuno mi fa pensare di aver toccato un nervo scoperto (coda di paglia?), oppure che c’è stato un errore di interpretazione, ritenendo che io fossi di parte. Non sono di parte. La libertà è il bene più grande. Ognuno deve sentirsi libero di scegliere il modo di pubblicare: Con una casa editrice importante o non, a pagamento o non, con piattaforme che favoriscono il selfpublishing, con wattpad e altro. Personalmente preferisco pubblicare con Amazon KDP. Il fatto che abbia pubblicato il libro “CASE EDITRICI NON A PAGAMENTO” non autorizza nessuno a pensare che ‘LA CASA EDITRICE NON A PAGAMENTO’ sia il mio canale prescelto. Il libro è stato voluto per andare incontro a certe esigenze di una parte degli scrittori che predilige questo canale. Esso ha richiesto un notevole dispendio di energie e tempo.. Prossimamente pubblicherò un libro sul ‘selfpublishing’. Mi mancava una panoramica di commenti sulla situazione attuale circa le difficoltà di pubblicazione di testi letterari (e non su di me) da parte di scrittori e ho lanciato un sassolino nello stagno, una provocazione che per alcuni si è rivelata una bomba!

SE TI INTERESSA PUBBLICARE CON UNA CASA EDITRICE NON A PAGAMENTO (VERIFICATA) VISITA LA SEGUENTE PAGINA DEL SITO NOISCRITTORINOILETTORI:

Per chi volesse leggere o rileggere il post, questo è il link:

LETTERATURA SPAZZATURA – NoiScrittori & NoiLettori (noiscrittorinoilettori.com)

Sul sito NoiScrittoriNoiLettori sono stati pubblicati sette commenti, riportati più avanti. Su Facebook sono stati pubblicati 63 commenti, anch’essi riportati più avanti e ripartiti per Gruppi (16) in ordine alfabetico e per Membri del gruppo in ordine cronologico. Suggerirei di leggerli con attenzione. Vi sono interessanti e originali spunti di ogni genere che fanno riflettere sulla situazione attuale e forse potrebbero essere la base su cui realizzare una sintesi. Sono lieto di dare l’opportunità a chi volesse realizzare un lavoro del genere di pubblicarlo sul Blog di NoiScrittoriNoiLettori, dedicando anche una Pagina del Sito. In mancanza potrei farlo io.

COMMENTI SU NSNL


1 – catemarch
11 gennaio 2022 alle 22:27
Interessante nonché veritiera analisi della situazione attuale. “Non tradire se stessi” è il consiglio migliore. “Scrivere per il gusto di scrivere, per comunicare le proprie idee agli altri”.

2- Rolando
12/01/2022 alle 8:51 PM
Concordo in toto. L’analisi non fa una piega.
Non so come cambiare le regole del gioco, ma certamente è meglio un bravo scrittore e basta, che di cattivi scrittori ce n’è d’avanzo.
Se poi il bravo scrittore è anche un bravo promotore di sé stesso, ben venga, ma che non sia questa la regola.
3 – Mirtis Conci
13/01/2022 alle 12:46 PM
Ho letto con interesse il suo articolo, che condivido solo in parte.
Mancano altri due protagonisti del contesto che descrive: il lettore e la storia.
Dal “non detto” sembra che il lettore sia incapace di distinguere ciò che è ben scritto da ciò che è scritto male.
Inoltre Il fatto che le case editrici scelgano scrittori già affermati non dipende dal fatto che sulle loro scrivanie arrivano troppe proposte editoriali a tal punto da non saper scegliere (e con scegliere intendo investire su scrittori emergenti nuovi). Dove è la connessione tra le due cose?
Diverse case editrici propongono a scrittori indipendenti – dopo che hanno raggiunto un certo numero di seguaci, lettori – di pubblicare con loro e lo stesso fanno con personaggi famosi per assicurarsi vendite.
Il portale http://www.ilmiolibro.it è un esempio di questa strategia.
Nulla di male nell’assicurarsi un profitto, anzi, però la letteratura “spazzatura” non dipende esclusivamente da scrittori indipendenti che scelgono altre vie per pubblicare. Credo sia legittimo per chiunque poter sognare non solo di pubblicare il proprio libro, ma poter vivere dignitosamente della propria scrittura, cosa che le case editrici non garantiscono. Uno scrittore, anche se pubblica con case editrici, è e rimane promotore di se stesso. Fa anche marketing. Tutti hanno un profilo facebook o instragram attraverso i quali si promuovono. Un libro pubblicato da casa editrice dopo tre mesi è già vecchio per gli standard editoriali e le case editrici promuovono gli altri in fase di pubblicazione, mentre lo scrittore che ha visto pubblicare il suo libro, deve darsi da fare per continuare a promuoverlo perché la casa editrice non lo fa più.
Infine chi si autoproduce in maniera PROFESSIONALE, sceglie di scrivere le storie in cui crede e cerca di intercettare quella fascia di lettori interessati ai temi di cui scrive. Ci vogliono ambizione, fatica, studio, ma lo è per chiunque voglia raggiungere i propri obiettivi. Molti negli ultimi anni lo hanno dimostrato, sia in Italia che all’estero (dove l’autoproduzione ormai è una cosa del tutto normale, fa parte a pieno titolo del settore editoriale. A Francoforte alla fiera internazionale del libro esistono sezioni intere dedicate a questa realtà, dove l’autoproduzione e la distribuzione si confrontano). Molti scrittori che si autoproducono professionalmente hanno un team di lavoro alle loro spalle fatto di editor, beta reader, illustratori, etc…le stesse figure professionali di una casa editrice.
Credo che la risposta alla sua domanda sia semplice: PROFESSIONALITA’.
Questo credo sia il punto di partenza della discussione sul tema proposto. Nessuno si inventa idraulico dall’oggi al domani, e nessuno diventa scrittore professionista così perché gli andava di scrivere un libro. Bisogna studiare come in tutti i settori. Negli Stati Uniti e in altri stati come Inghilterra e Germania esistono percorsi universitari per diventare scrittori, cosa che in Italia mi sembra non esistano.
Spero di aver aggiunto degli spunti interessanti e a titolo di cronaca, sono una scrittrice indipendente.
Un caro saluto.
4 – Elena Brescacin
13/01/2022 alle 5:03 PM
Alla domanda finale potrei rispondere, meglio uno scrittore che abbia qualcosa da dare; che venda poco o tanto, per me, è irrilevante anche perché spesso e volentieri chi vende tanto ha un entourage di figure a lui estranee – correttori di bozze e quant’altro per cui il testo può non essere farina del sacco originale.
Come appassionata di thriller soprattutto, ho trovato proprio fra le pubblicazioni degli emergenti dei libri che nonostante a livello letterario possano essere di cattiva qualità, mi hanno fatto riflettere perché avevano una trama interessante – anche se magari simile a tante altre -.
Sono entrata da poco nel mondo della scrittura perché sto coltivando un hobby: pubblicare racconti di fantasia ma lo faccio sul sito web da me gestito, non ho alcun interesse a guadagnarci su, sono consapevole che è spazzatura e tale rimane, esattamente come la signora che la sera lavora a maglia, si produce i maglioni e poi li indossa per andare in giro. Piuttosto mi dà fastidio quando uno è spazzatura ed ha i super sponsor dei grandi editori diventando best seller solo perché può pagarselo.
5 – Mirtis Conci
13/01/2022 alle 5:28 PM
Cara Elena, mi dispiace che lei definisca i suoi racconti spazzatura. Sta parlando del suo tempo, della sua creatività, del suo hobby. Se crede di dover migliorare nella scrittura, la sprono a farlo con lo stesso interesse e passione con cui ha deciso di creare il suo sito su cui pubblicare i suoi racconti. Un saluto Mirtis
6 – Elena Brescacin
13/01/2022 alle 5:34 PM
Sì, devo migliorare con la scrittura e sto seguendo un corso per quello; li chiamo spazzatura perché non ho pretese di perfezione, e soprattutto metto le mani avanti a chi dovesse dirmelo. “Scrivi spazzatura!” Sì, va bene, lo so. E quindi? Mettiti tu al tavolo! Ecco, ognuno credo debba dare i propri 2 proverbiali centesimi per le cause che gli stanno a cuore e le attività che gli piacciono. Il resto viene da sé.
7 -Adelaide J. Pellitteri
14/01/2022 alle 11:27 PM
Come? Per tornare alla buona letteratura penso che le Ce dovrebbero cambiare il modo di scegliere gli autori, o meglio, non si dovrebbero accontentare di ciò che gli arriva sulle scrivanie, piuttosto dovrebbero andare alla ricerca di voci significative in giro per il web. Per altro sono convinta che i migliori autori siano pessimi venditori mentre gli ottimi venditori spesso (non sempre) siano pessimi scrittori, o scrittori che, come dici tu, scrivono per vendere, punto. La letteratura è pensiero, riflessione, analisi del mondo che ci circonda quanto del mondo interiore, ma oggi viviamo di sguardi fugaci, sentimenti fragili, messaggi brevi come un din don. E allora…

COMMENTI SU GRUPPI FACEBOOK


GRUPPO FB AMANTI DEI LIBRI GIALLI
Elena Brescacin
Chi vende tanto e fa tanti libri, e chi ha pochi libri…
Io preferisco la terza opzione: chi ha qualcosa da dire, e soprattutto da dare.
Non mi dispiace spendere quei due, tre euro, di un libro kindle o anche fosse un audiolibro, del Kikazzè di turno se ha una trama interessante – a me piacciono molto i thriller e ne ho trovati diversi di belli anche racconti proprio su piattaforme di condivisione o su amazon; poi magari non me lo ricordo più il nome dell’autore, ma se il racconto o libro mi ha lasciato qualcosa, che sia scritto in modo brillante o meno, lo prendo come tale perché “a caval donato non si guarda in bocca” e anche le volte in cui ho pagato per leggere comunque quella persona (parlo del self publishing) ha messo del suo, per scrivere.
Invece mi indispongono enormemente quelli che vendono valanghe di libri, sono in tutte le radio e tv, poi in realtà scava scava sono spazzature; avranno pure qualità buona come scrittura, un ottimo stile, ma alla fine un libro è uguale all’altro.
Io sono entrata da poco in questo mondo – della scrittura – e per adesso non ho alcuna intenzione di guadagnarci, mi sento un po’ come quella signora che lavora a maglia e poi indossa i maglioni che si fa, per andare in giro. Non sfoggia, non si vanta, ma se qualcuno dice “che bel maglione” un po’ di soddisfazione ce l’ha – anche se magari il vero pensiero è “che osceno”.
Io non mi definisco scrittrice ma blogger, scrivo racconti di fantasia, mi diverto io e probabilmente le persone che vogliono leggerli poi amen! Già di gente che vende spazzatura ce n’è, io non mi voglio aggiungere alla lista perché mettermi nei giri delle vendite mi farebbe anche perdere il divertimento perché dovrei mettermi a studiare materie che odio, tipo marketing e simili.
CONCORSI E PREMI LETTERARI
Pierpaolo Chiarini
Una fotografia della realtà abbastanza precisa.
CONCORSI LETTERARI E … RISULTATI
Massimo Crifò Antonello
Grazie per questo articolo. Rimette a posto le cose, almeno nella mia testa. È tutto vero e ne sono consapevole. Si dovrebbe pensare a scrivere e non a vendere. Ne farò tesoro 👍
EDITORIA NO EAP – LETTORI …
Laura Moreni
Sono in linea di massima d’accordo con lei, anche se credo che il problema non sia negli scrittori che hanno cambiato il loro atteggiamento, ma negli editori, che da promotori della cultura sono diventati semplici “aziende” con l’unico obiettivo di vendere prodotti. Secondo me ci sono sempre stati aspiranti scrittori, frustrati nelle loro velleità, per l’unica ragione che un tempo l’editoria era veramente selettiva (sulla qualità): oggi le cose si sono evolute e a questo si rimedia facilmente grazie alle potenzialità di Internet e alla mentalità “democratica” del self. Ciò che si perde è senza dubbio una selezione sulla qualità. D’altra parte sono gli editori stessi (i grandi, in primis) ad aver scelto di accantonare la selezione: oggi pubblicano seguendo un nome altisonante o chi arriva tramite altri intermediari che, in qualche modo, conoscono il mercato e sanno puntare sulle vendite “garantite”. Però, però: qualcuno questi libri li legge! Quindi, ciò che temo, è che tutta la società si sia evoluta, e che questa incoerenza sia destinata a piegarsi su se stessa senza fine: i romanzi belli esistono, eccome, anche contemporanei; romanzi in cui gli autori lavorano a lungo per il loro stile, per un linguaggio che comunichi scelte precise, per trame intriganti o significative. In mezzo a tutto questo ci sono anche romanzi-spazzatura, e la gente li legge. L’offerta rispecchia la domanda, insomma. C’è tutto: scrittori bravi e incapaci, editori piccoli e grandi, seri e truffatori, self-publishing in piccola tiratura e on-demand. In questo marasma penso che ognuno abbia diritto di comportarsi come meglio preferisce: non è detto che se qualcuno pubblica su Amazon sia un pessimo scrittore, e non è detto che un bravo scrittore non possa essere ANCHE un bravo venditore: potrebbe scegliere questa via per pure scelte economiche – qualcuno ce l’ha un’idea di quanto guadagna uno scrittore su ogni copia?. E quindi: proprio chi vuole essere uno scrittore di professione (e quindi di qualità, aggiungo) è chi tende anche a imparare a come “vendersi”. Non c’è trippa per gatti, mi perdoni: è inutile pubblicare, in sé e per sé. Non dà nulla, se non una sterile soddisfazione personale. Fondamentale è invece che il libro scritto venga letto! E dove, oggi, le uniche case editrici che hanno le risorse per pubblicizzare un “prodotto” (di qualità o meno, culturale o commerciale, non fa differenza!) sono le big, agli autori di tutte le altre, pur quando serissime (ma medio-piccole-micro), non resta che tirarsi su le maniche e imparare a promuoversi. È un serpente che si morde la coda. Ma è una giungla in cui si può sopravvivere, se conosciute e approvate le leggi.
Ho scritto un commento lunghissimo e articolato che credo non leggerà nessuno, così lo riassumo qui: è vero, in editoria oggi c’è di tutto, ma non ritengo che sia solo (o soprattutto) spazzatura. Però gli autori devono fare una scelta e portarla avanti coerentemente, seguendo le leggi del mercato. È editoria, è cultura, ma è sempre e comunque un mercato.
Aurora Stella
Laura Moreni io ho letto entrambi e concordo
I LIBRI PER AMICI
Stefano Baraldi Iorio
Molto interessante!

IL LIBRO GIALLO
Alberto Marubbi
Ahimè concordo

Daniela Di Benedetto
Ma leggo spazzatura di autori celebri che continuano con il solito cliché: capitolo d’azione, pensierino in corsivo del serial killer, altro capitolo, altro pensiero in corsivo. Oppure: episodio di oggi, vent’anni fa in corsivo, oggi, vent’anni fa in corsivo. Detective uomo? alcolizzato. Detective donna? sfuggita per miracolo a un killer. E finiamola………………………….

IL MONDO INCANTATO DELLA SCRITTURA
Roberta Franchi
Ora scrivono tutti ma non sono certo libri da leggere

IO AMO LEGGERE…
Mary Blindflowers
Non è per nulla vero che una volta fosse meglio. Il mondo idilliaco che descrive non è mai esistito, l’editoria è sempre stata in mano alle lobbies borghesi e di casta e anche in passato c’erano scrittori pessimi, Virgilio Brocchi, Carolina Invernizio, tanto per citarne due. Leopardi stesso nelle sue lettere, denunciava lo stato deprimente dell’editoria italiana. Era costretto perfino a pagare per pubblicare, lui che era un genio, mentre altri mediocri andavano nei salotti a far carriera.

Antonio De Martino
Grazie per le preziose informazioni che sicuramente procurano sollievo agli esordienti scrittori di oggi. Un caro saluto

Mary Blindflowers
Antonio De Martino mi dispiace, ma quest’e’, questo era e probabilmente questo sarà ancora per molti anni. Salgari si è suicidato per debiti, gli editori non lo pagavano. E ora idem. Gli editori non pagano. Meglio darsi all’ippica che fare lo scrittore a meno che non si è agganciati ad un partito e quindi ad un gruppo finanziario potente che fa il marketing e tutto il resto. Chi spera di arricchirsi con la letteratura è un fesso.

LA PIAZZETTA LETTERARIA
Angela Rini
Che tristezza!
Sergio Sozi
Una analisi riassuntiva e veritiera, mi sembra. Purtroppo.
Maria Antonietta Converti
A mio avviso le due tipologie, lettori di bocca buona e scrittori commercianti di fuffa, non sono salvabili in nessun modo o maniera. Non c’è proprio nulla da fare, nemmeno con una rieducazione alla Arancia meccanica di Kubrik.
Sergio Sozi
Maria Antonietta Converti Potremmo cancellarli con una tempesta elettronica pero’: fine di tutta la robaglia elettronicosa e riavvio della civilta’ da zero. “Zero the hero” direbbe un britanno di oggi con rima assai plebea ma senso lampante… naturalmente sto giocando con le mie consuete iperboli grottescheggiose…
Cristina Caloni
Veramente questo tipo di letteratura di consumo è sempre esistita! Per fortuna non ci è stata tramandata perché ogni epoca ha la sua. Un esempio? Marie Corelli scrittrice di antesignani fantasy/rosa che aveva un grandissimo successo. Non è cambiato nulla da che esiste il capitalismo, le modalità si sono solo amplificate.
Marco Ferlini
Ansioso di sapere la soluzione alla domanda di fine articolo.

LEGGO E RIMEDIO
Katjia Mirri
Due appunti:
1) il termine “emergente” qui andrebbe sostituito con esordiente. Emergente è chi emerge, chi improvvisamente inizia a vendere parecchio, non chi si avvicina alla pubblicazione in un modo o nell’altro.
2) anche in passato il libro era un prodotto, non è una cosa di oggi. Negarlo e aggrapparsi a un mondo illusorio nel quale l’opera ben scritta si vende per magia o che l’opera ben scritta ma che non vende viene idolatrata come un tesoro da una CE non è molto realistico. Se un libro non vende, la CE non incassa. Anzi, neppure rientra delle spese di carta, macchine, energia, magazzino occupato, dipendenti (per non parlare della quota per l’autore).
Pubblicare su Wattpad comporta lo stesso identico problema di invisibilità di pubblicare su Amazon, forse anche in modo più accentuato, dato che almeno Amazon ha meccanismi pubblicitari più pervasivi.
Alla fine possiamo raccontarci tutto quel che ci fa piacere sentire, ma poi i conti li dobbiamo fare con la realtà. E la realtà è che far conoscere e vendere i libri è un dannato lavoro e va fatto.
Federica Senshi D’Ascani
Andava tutto mediamente bene, fino a che non è stata introdotta la solita solfa della letteratura spazzatura.
L’unica spazzatura è quella propria dei libri non revisionati, quella delle “opere” pubblicate senza editing e senza alcuna correzione, e non è prerogativa solo dei self publishing, come a molti piace continuare a dire. Ma al di là di questo, è ovvio a quale dei tanti generi letterari si riferisca l’articolo, e potrei stare qui a parlare fino a domani di come si tratti di gusti personali e non di merito, ma non credo servirebbe a nulla.
Ma il consiglio che posso dare a chi ha redatto questo pezzo è di studiare la storia di tutti i generi, di comprendere come e perché molti abbiano più mercato di altri (romance e gialli da edicola vendono da sempre più di tutti, e da sempre tengono in piedi case editrici su case editrici), e solo poi di parlare. Ma sono certa che non lo farebbe più in questo modo se fosse un po’ più consapevole.
Aleksandra Cvjetkovic
Qual è il problema se ci sono “troppi” scrittori? Gli scrittori non sono mai troppi, semmai sono i lettori a essere troppo pochi.
Questo articolo ci poteva essere risparmiato, il tutto si poteva benissimo riassumere con un lapalissiano: piove sempre sul bagnato, si stava meglio quando si stava peggio ecc ecc.
Forse sono i blogger a essere troppi? Scherzo, è una mera provocazione, ognuno faccia quello che gli pare, scriva libri, blog, viva di rendita, dipinga quadri, faccia l’impiegato e viva la sua vita senza pretendere di dire al mondo cosa dovrebbe fare, perché ognuno legge i libri che desidera e ogni scrittore ha i lettori che si merita.

Stefano Gelati
La risposta l’ha data, magnificamente, Charles Bukowski:
Se non ti esplode dentro / a dispetto di tutto, / non farlo. a meno che non ti venga dritto dal / cuore e dalla mente e dalla / bocca / e dalle viscere, / non farlo. se devi startene seduto per ore/ a fissare lo schermo del compute/ o curvo sulla / macchina da scrivere / alla ricerca delle parole, non farlo. se lo fai per soldi o per / fama, / non farlo. se lo fai perché vuoi / delle donne nel letto, / non farlo. se devi startene lì a / scrivere e riscrivere, / non farlo. se è già una fatica il solo pensiero di farlo, / non farlo. se stai cercando di scrivere come qualcun / altro, / lascia perdere. se devi aspettare che ti esca come un / ruggito, / allora aspetta pazientemente. se non ti esce mai come un ruggito, / fai qualcos’altro. se prima devi leggerlo a tua moglie / o alla tua ragazza o al tuo /ragazzo / o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno, / non sei pronto. non essere come tanti scrittori, / non essere come tutte quelle / migliaia di / persone che si definiscono scrittori, / non essere / monotono e noioso e / pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento. le biblioteche del mondo hanno / sbadigliato / fino ad /addormentarsi / per tipi come te. non aggiungerti a loro. / non farlo. a meno che non ti esca / dall’anima come un razzo, / a meno che lo star fermo / non ti porti alla follia o /al suicidio o all’omicidio, / non farlo. a meno che il sole dentro di te stia / bruciandoti le viscere, / non farlo. quando sarà veramente il momento, / e se sei predestinato, / si farà da /sé e continuerà finché tu morirai o morirà in / te. non c’è altro modo. e non c’è mai stato.”
Mario Capasso
Autopubblicarsi un libro e sentirsi ‘scrittori’ è come guidare una Renault Twingo sulla tangenziale e sentirsi Hamilton al GP di Montecarlo…
(È mia, non ha copyright, 😂😂😂)

Stefano Gelati
Mario Capasso io autopubblico ottimi thriller cyberpunk. Non ho bisogno di un editore che mi dica che è un settore letterario dove non si vende. Lo so da me. Ma io scrivo perché ho un messaggio da dare. Mario Capasso certo, non sono io a giudicarli ottimi, ma sono i lettori. Ho ottime recensioni, e al contrario di molti, non le ho comprate. E tu, hai una spiegazione per il tuo pregiudizio verso i cyberpunk?

Mario Capasso
Stefano Gelati da cosa deduci che io abbia un pregiudizio su qualcosa? Non ho la più pallida idea di cosa sia un thriller cyberpunk e… nemmeno mi interessa avere chiarimenti! Il mio banalissimo intervento era sul fatto che molti, troppi, si sentono Marcel Proust soltanto perché mettono insieme 50 pagine di ricordi di gioventù… e dai!

Stefano Gelati
Mario Capasso ma se non sai nemmeno cosa sono, come fai a sapere che non possono trasmettere un messaggio? Della categoria più generale della distopìa fanno parte ‘Fahrenheit 451’ e ‘1984’, che ne dici? E delle case editrici che non leggono nemmeno il manoscritto (visto con i miei occhi) che mi dici?

Mario Capasso

Stefano Gelati ultimo tentativo poi abbandono: non ho dato nessun giudizio di nessun tipo su nulla, e nemmeno mi interessa dare giudizi sui tuoi scritti o su quelli di altri… Il resto non mi interessa, leggevo Ray Bradbury che tu non eri nato… Delle case editrici che non leggono manoscritti che penso? Che fanno il loro mestiere!

Stefano Gelati
Boooom!🤣🤣Io sono del ‘67.


Ignazio Fantini
Mario Capasso sa quanti libri spazzatura vengono pubblicati da CE blasonate, solo perché puntano non su un autore, ma su un personaggio noto per altro e che certamente venderà? Attenzione, non è sbagliato, ma non si può dire che tutto quello pubblicato da CE risponda a canoni di qualità, gli esempi sono proprio tanti. L’autopubblicazione non c’entra nulla con la qualità. Sono pregiudizi banali quelli che contrappongono self con CE

Mario Capasso
Ignazio Fantini ok, sto nel mondo dei libri da quasi 40 anni, dal fattorino al propagandista, dal libraio allo stampatore/editore ho fatto di tutto in questo mondo (e tuttora campo di libri…), non ho pregiudizi né preconcetti… Sto dicendo semplicemente che fra scrivere un racconto per gli amici e fare lo scrittore c’è lo stesso abisso che divide me che canto sotto la doccia e Battiato… tutto qui

Stefano Gelati
Mario Capasso Secondo te, dunque, chi scrive per gli amici è destinato ad avere un risultato scadente. Per chi bisogna scrivere, allora? Per soddisfare l’editore? Per vendere tante copie?

Francesca Librandi
Stefano Gelati in realtà credo che Mario Capasso si riferisse semplicemente al fatto che molte persone scrivono un libro, spesso e volentieri senza pensare al messaggio o alla morale, e questo gli basta per sentirsi in diritto di paragonarsi a mostri sacri come Hemingway, magari avendo prodotto un testo che non è questo capolavoro. Tutto qui

Mario Capasso
Stefano Gelati perdonami, hai un istinto polemico che non combacia con il mio modo di rapportarmi agli altri, sui social… Per tre volte mi hai messo ‘in bocca’ opinioni che io NON HO espresso: sto chiacchierando di libri, se ti va controbatti a quel che scrivo, altrimenti pace: ci sono altri modi di passare il tempo, almeno per me… Buona giornata.

Ignazio Fantini
Mario Capasso Si scrive per tanti motivi e non è detto che chi lo faccia solo a livello amatoriale sia sinonimo di bassa qualità o mancanza di talento. Le equazioni libro pubblicato da CE = ottimo, libro self = pessimo secondo me non stanno in piedi, poi ognuno è libero di pensare ciò che ritiene più opportuno.

Francesca Librandi
Non credo sia vero che in passato ci fossero meno scrittori. Noi nel passato non c’eravamo, e magari semplicemente non ci sono pervenuti, vista l’assenza degli attuali mezzi di diffusione. Per quanto riguarda il self, un certo Umberto Saba ha pubblicato a sue spese la sua prima raccolta poetica, così come molti altri nomi altisonanti oggi, mentre altri illustri quali un certo Giuseppe Ungaretti avevano amici editori e quindi canali preferenziali. Sarà che appartengo a quella categoria di romantici secondo cui il talento premierà e resterà, ma non ci vedo nulla di male nell’investire su se stessi se nessun altro vuole farlo.

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Arcadio Orete
Non sono mai stato più d’accordo di così! Io ho schifato tutte le autopubblicazioni come fossero lebbra: un conto è essere emergenti, un altro conto è non avere dignità. Ho atteso vent’anni per ritenermi in grado di proporre qualcosa e ora sto cercando di pubblicare con una casa editrice seria, che non mi chiede un soldo.

SCRITTORI EMERGENTI
Celestino Barbaron
Hai fatto un’ottima sintesi di molte discussioni che ci sono state in questi giorni. Condivido quasi tutto, ma mi riprometto di risponderti meglio più tardi.
Andrea Contato
Ossignur… Perdonami, ma tutte le volte che leggo un concetto che si può riassumere in “una volta (scenario migliore) ora invece (scenario peggiore)” mi cascano le braccia. Il mondo cambia. Tutto cambia. Adeguatevi e invece di lagnarvi che non capite più come vanno le cose, che vi sentite estraniati, che preferivate prima etc, guardate il lato positivo. Perché tanto il mondo non si ferma per voi 😛
Detto questo, il finale che teoricamente mi dovrebbe invogliare a cliccare sul link (manco morto 😛) è la parte peggiore del testo: “L’opera letteraria decade e diventa un mero prodotto, soggetto alle comuni leggi del mercato. Insomma, con Amazon vendere un libro è come vendere una lampadina, una pentola, un materasso …”
Non è così da un paio di anni. È così da qualche secolo 😛 Il libro è un prodotto da vendere ad un pubblico crescente e affamato, da quando esiste la stampa. Non è che tutti gli scrittori decidono di “fare letteratura”. Molti, già nei secoli passati, volevano solo vendere e far soldi 😛 Che poi (alcuni di loro, quelli di cui ci ricordiamo, gli altri sono finiti nell’oblio) scrivessero bene e avessero una fantasia ammirabile è un altro discorso. Col tempo sono diventati classici e oggi li studiamo, ma quando sono usciti, erano libri di intrattenimento, scritti per vendere e far soldi.
Su dai che il presente non fa poi così schifo 😛 E il futuro – globa warming a parte – è radioso per chi è capace di adattarsi.
Jon Mucogllava
“Non è così da un paio d’anni. È così da qualche secolo”, sbagliato. Il libro è diventato un prodotto di mercato relativamente da poco, sul fine Ottocento/Inizio Novecento. Sicuramente non con l’introduzione della stampa. E se per te questo non è sintomo di un disagio culturale, beh mi dispiace. Quanti erano gli scrittori in Italia 50 anni fa? Quanti sono oggi? I numeri si sono gonfiati a dismisura. Ma quanti libri leggiamo oggi?
“Più della metà degli italiani (60%) non legge libri. D’altra parte, il 18% degli italiani legge 1-3 libri all’anno e il 16% ne legge 4-11. Infine troviamo i “lettori accaniti” (12+ libri), che rappresentano il 6% della popolazione” (Fonte Istat). È come se da un giorno all’altro tutti si mettessero a fare scarpe di cartone in un mercato che di quelle scarpe di cartone non se ne fa nulla. Non si tratta solo di adattarsi, ma di cogliere le falle e porsi delle domande riguardo alla direzione verso cui ci stiamo dirigendo. Se poi per te non è un problema che più della metà degli italiani siano analfabeti funzionali con scarsissima comprensione del testo, buon per te, ma io due domande me le pongo.
Milena Zucchetti
Meno di un secolo fa c’erano molti analfabeti in Italia, di quelli che non lo erano, buona parte aveva solo nozioni di base 😅
Giorgio Borroni
Troppi scrittori… Dovevi vedere nel dopoguerra quando ognuno aveva un memoriale nel cassetto. Che, abbiamo forse diecimila memoriali pubblicati? Parliamo di altro, tipo la mancanza di scouting per puntare piuttosto al vendere facile, al fatto che una volta il manuale del sesso perfetto in solitaria con meditazione mindfuckness annessa una CE lo pubblicava per finanziare i romanzi in cui credeva e invece oggi pubblicare quello è il punto di arrivo. Ho visto CE che credevano realmente nella qualità chiudere anche di recente purtroppo. In tempi di crisi si punta a tirare a fare ciccia. Tutto qui, ma la storia dei troppi scrittori risparmiatemela
Andrea Venturo
Clicbait.
E, per la cronaca, Wattpad esiste dal 2006.
Zeno Antolini
In tutte queste considerazioni non ci trovo un filo di collegamento logico.. A meno che non sia la pubblicità di sto wattpad
Cristian Cossetti
Non solo ci sono troppi scrittori (o pseudo tali), ci sono anche troppe case editrici. Inoltre, cosa non da poco, al giorno d’oggi gli editori vendono libri come fossero meloni. Non gliene frega niente di stampare e divulgare della spazzatura, basta che venda, che le masse vadano a comprarla.
Per cui ci sono problemi che s’innestano su altri problemi. Un eccesso di presunti scrittori che inviano miriadi di manoscritti ovunque. Un eccesso di case editrici disposte a pubblicare qualsiasi cosa possa rimpinguare le loro tasche. Un eccesso di lettori impreparati, talvolta semianalfabeti, che ovviamente scelgono testi semplici, lineari, che non mettono in difficoltà le loro sinapsi. Oltretutto, non solo i lettori sono aumentati a dismisura, ma il loro livello culturale medio si è anche sensibilmente abbassato. E l’editoria è al servizio dei lettori, il che è tutto dire…
Il mondo non si ferma e i tempi cambiano, è inevitabile. Ed è sacrosanto. Nondimeno, non sarebbe male saper cogliere la direzione in cui sta andando.
Keith Damore
Nel mio piccolo faccio lo stesso attraverso la mia pagina facebook, non pubblicizzo un libro, condivido i racconti e i video racconti per farmi conoscere/leggere, ci vuole costanza e impegno, purtroppo non fa “classifica” e neanche recensioni, ma la cosa non mi preoccupa.
Massimo Realus
A mme m’ha pubbricato WordPress.

SCRITTORI EMERGENTI ITALIA
Elisabetta Scaramelli
Quando inizi a pubblicizzare, smetti di essere un artista e diventi un imprenditore. È un po’ come quando assapori il cibo. Il cibo è una nobile cosa finché è in bocca, ma, una volta sceso, è solo una poltiglia informe. Così è la scrittura. Quando passi alla fase successiva, perde valore. Nel senso che la magia finisce quando scrivi “fine”.

SEGNALAZIONI LETTERARIE
Alberto Raffaelli
grazie Antonio De Martino per quest’importante riflessione! Va da sé che non tutti gli #scrittoriemergenti sono #letteraturaspazzatura, anzi… Anche a SL siamo qui per aiutare a condividere, discernere, orientare, scegliere, pubblicare! #wattpad #poterscrivere #scrivereoggi #pubblicare #noiscrittorinoilettori
Isabella Sordi
Non male l’idea di partecipare a concorsi letterari!
Mirella Magi
Bravo!! Hai centrato pienamente le criticità del mondo dell’editoria. Da aggiungere che la maggior parte delle case editrici non a pagamento non hanno alcun rispetto per un autore. Pochissime attivano , per esempio ,la comunicazione automatica della ricezione di un manoscritto. Non ci vuole tanto. E sembra che fai loro un dispetto se mandi loro un testo. Oggi pubblica gratis: chi è un personaggio pubblico ( libro di solito scritto da altri),chi viene segnalato da qualche scrittore già affermato ( cosa questa già esistente nel passato ) o da un personaggio influente , raramente un talento eccezionale.
Qui aggiungerei un altro problema. I manoscritti vengono rivisti da tutti questi editor che pensano di essere dei talenti prodigiosi e spesso anziché migliorare ,peggiorano un’opera . Non interessa infatti la qualità della scrittura, che deve essere di basso profilo. Così un libro viene spesso annacquato , in quanto il grande pubblico conosce e usa una lingua impoverita e di facile comprensione. il lettore non deve sforzarsi .Quindi lasciamo pure che l’ignoranza dilaghi.
Dunque c’è anche un problema di autenticità. Di chi sono veramente tutti quei libri che troviamo in libreria? La LETTERATURA purtroppo é morta.

TECNICHE DI SCRITTURA CREATIVA
Michele Renzullo
Non è vero che le grandi case editrici pubblicano solo nomi affermati. Ogni anno ci sono molti esordienti. Poi, come dici: se uno scrive da schifo perché dovrebbe venire pubblicato?

THRILLER STORICI E DINTORNI
Roberto Orsi
Come sempre e come in tutte le cose non si può fare una discorso troppo generico.
Non tutto è spazzatura se autopubblicato..non tutto è capolavoro se pubblicato con grandi CE ( e ho appena finito di leggere una mezza boiata pubblicata da HarperCollins)…
I lettori, veri, sanno riconoscere la qualità di un “prodotto”
Carmen Trigiante
Roberto Orsi sono perfettamente d’accordo
Sabrina Corti
Roberto rido per il termine “boiata”
Paola Malvenuto
La scuola dovrebbe insegnare a distinguere gli scritti-spazzatura dalla letteratura di qualità…
Laszlo Vlader
Paola Malvenuto santa ingenuità. La scuola è tanto se riesce a dare una vaga idea della grammatica…
Galatea Vaglio
Paola Malvenuto la scuola in realtà deve insegnarti a leggere e capire le cose, poi quello che decidi di leggere è una scelta tua, personale, e secondo me nemmeno sindacabile, per fortuna.
Galatea Vaglio
Mi sfugge il senso del post, comunque.
Eliana Corrado
Galatea Vaglio brava! 👏Anche a me, del tutto
Emilia Milucci Guido
Galatea Vaglio …pubblicizzare il loro sito…?
Monia Fratoni
Concordo in tutto.
Eliana Corrado
Credo che questo articolo stesso possa essere considerato per certi versi spazzatura: generalista, populista, pieno di luoghi comuni (e per questo, di considerazione errate). E che si piega alle stesse logiche che critica: indurre chi legge a fare click sul link.
Le generalizzazioni, al pari dello snobismo figlio del giudizio “affrettato” che porta a bollare il 99% dei libri pubblicati come spazzatura, siano da condannare senza se e senza ma.
Oltretutto, chi lo ha scritto ignora un fatto storico: gli scrittori hanno SEMPRE fatto marketing delle loro opere: nei salotti culturali, nei caffè letterari, negli eventi dove sapevano o speravano di poter “vendere” se stessi e le loro opere; presso gli stampatori stessi che poi erano ache librai, dove si recavano per proporre il loro libro ai “clienti”.
Ora, caffè letterari e salotti culturali si chiamano Instagram e Facebook. E quindi?
Chi dice che chi fa marketing non sia un buon autore? A che serve chiudersi in uno studio a mo’ di Leopardi a compulsare tasti senza vedere e senza chiedersi cosa c’è oltre la siepe, senza sporgersi dalla finestra?
Che cecità!
Danila Comastri Montanari
Una domanda da parte di una romanziera di professione. L’articolo dice: “Chi scrive dovrebbe farlo solo per il gusto di scrivere, di comunicare le proprie idee agli altri, attraverso qualsiasi mezzo letterario, cercando di migliorare nel tempo, ascoltando attentamente anche le critiche, senza cambiare mestiere.” La domanda: come mangia lo scrittore? Facendo un altro lavoro? Ma allora significa che ha dovuto cambiare mestiere!
Galatea Vaglio
Danila Comastri Montanari ma infatti, è un articolo fuffa, di pessimo livello per giunta.

Mariagrazia Dicarlo
Scusate come si fa a definire una lettura spazzatura? 🤨 Se per me un libro è un capolavoro per un’altra persona è spazzatura, e se qualcun’altro osanna una lettura non è detto che io non la trovi spazzatura! 🙄

Roberto Orsi
Che poi…ha senso buttare una bomba come questa in un gruppo di lettori, autori ed editori e nonostante le tante risposte, manco uno straccio di risposta? Un dibattito, un ribattere con le proprie idee e considerazioni?
Niente di niente…e la stessa persona, autore del post, continua a spammare in altri gruppi lo stesso articolo e il suo libro/raccolta di case editrici non a pagamento, accuratamente da lui selezionate….
Ecco dove avevo letto questo nome, Fabio Dessole … Ricordi?
Tiziana Biancarelli
Roberto Orsi ma perché lo scopo era solo pubblicizzare il proprio sito. Nient’altro.
Donatella Palli
Sì lo penso anch’io
Silvia Mazzoni
Agatha Christie chiamava la sua creatività la mia fabbrica di salsicce
Rita Angelelli
Non perdo nemmeno un minuto di tempo per leggerlo, vista la precedente pubblicazione di questo individuo.

Antonio Borghesi
Interessante ma niente che non sapessi di già. Rimane sempre il problema: come farsi conoscere e leggere? Personalmente credo molto nel passaparola e nelle presentazioni. Non c’è nulla di meglio delle presentazioni dove un pubblico, anche se ristretto, vede e sente lo scrittore. Una presentazione interessante, magari guidata da un buon relatore, convince all’acquisto e se il libro ha una buona trama ed è ben scritto, sarà poi il passaparola a far vendere. Se la CE è piccola con una sessantina di autori non può di certo seguirli tutti e da qui nascono altri problemi. L’autore stesso può organizzarsi per presentare ma una volta esauriti parenti e amici… potrebbe affidarsi alla rete. Organizzare presentazioni in rete non è la stessa cosa che farle di persona. Io non credo molto nella rete. Troppo affollata. E allora? Non ho la soluzione e comunque continuerò a scrivere. Mi piace farlo e son fortunato di avere due editori che mi pubblicano. Grazie Fabio Dessole e Emanuele Pagani.

UTOPIA – DISCUSSIONE FILOSOFICA
Silvano Stefano Negretto
Antonio De Martino la tua riflessione coglie un nodo centrale: i meccanismi del mercato. questi -a mio avviso- sono da sempre un dato di fatto, che spesso è in contrasto con le esigenze degli autori … “Una volta era così. Erano pochi gli scrittori ed erano poche anche le case editrici.
Oggi le cose vanno molto diversamente. Ci sono troppi scrittori. Le case editrici sono sommerse dall’invio di troppi manoscritti…” 👍- Come valorizzare e dare maggiore visibilità a questi innumerevoli testi (inediti o pubblicati) ? … Forse anche Amazon, come le auto-pubblicazioni rinviano il problema, ma non lo risolvono

Pubblicato da demartinoantonio

DOCENTE DI LINGUA INGLESE, SCRITTORE.

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