LETTERATURA SPAZZATURA

LETTERATURA SPAZZATURA

Una volta chi scriveva un romanzo aveva solo una preoccupazione, quella di realizzare un’opera letteraria capace di coinvolgere il maggior numero di lettori. Come? Con una trama efficace e coinvolgente, base dell’architettura dell’opera; con personaggi scolpiti, capaci di entrare nell’anima del lettore, rendendo inevitabile l’immedesimazione; con l’introduzione di elementi innovativi sia nello stile che nei contenuti e, ovviamente, esprimendo tutto in una forma ortograficamente e grammaticalmente corretta. Se il risultato era almeno buono, qualunque casa editrice era orgogliosa di pubblicare. Aspettavano con bramosia l’arrivo di nuovi manoscritti da leggere, valutare e pubblicare. Una volta era così. Erano pochi gli scrittori ed erano poche anche le case editrici.

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Oggi le cose vanno molto diversamente. Ci sono troppi scrittori. Le case editrici sono sommerse dall’invio di troppi manoscritti che non riescono neppure a leggere e a prendere in considerazione. A questo punto la scelta delle case editrici ben note diventa strategica: interessarsi solo a scrittori già affermati, quelli che hanno un nome e un pubblico sicuro, per i quali vale la pena investire con la garanzia di un tornaconto certo. Di fronte a tale atteggiamento la reazione della maggior parte degli scrittori emergenti, ma poco noti, è immediata. Si pubblicano da soli, con nuove piattaforme che non leggono i manoscritti, non li valutano. Li pubblicano soltanto e, dopo la pubblicazione, non si interessano affatto di pubblicizzare. Ogni scrittore si pubblicizza da solo. Come? Attraverso i social media. Da qui la necessità di creare Pagine Facebook, su cui veicolare ipotetici lettori, di creare delle presenze su Twitter cercando di creare nuovi e numerosi followers con la speranza che diventino lettori. Ogni Social media può tornare utile per acquisire un pubblico orientato a seguire lo scrittore emergente che proietta la propria immagine e le proprie opere ovunque. Sono venuto da poco a conoscenza dell’esistenza di una piattaforma dove tutti possono leggere e scrivere gratuitamente. Si chiama Wattpad. Vi si può scrivere anche a puntate. Qual è lo scopo di scrivere su Wattpad? Ovviamente di farsi leggere da persone che rilasciano recensioni. Le recensioni positive aumentano il numero di possibili lettori e, quando raggiungono numeri considerevoli, c’è la concreta probabilità di essere notati da una casa editrice importante. Ci sono autori che, senza spendere soldi, pubblicano con Amazon. Anche qui vale lo stesso discorso. Lo scrittore che pubblica con il colosso Amazon, direttamente o indirettamente, attraverso altre numerose piattaforme, deve fare poi i conti con la visibilità del proprio prodotto. Qui si chiama così, prodotto. L’opera letteraria decade e diventa un mero prodotto, soggetto alle comuni leggi del mercato. Insomma, con Amazon vendere un libro è come vendere una lampadina, una pentola, un materasso … Bisogna convincere le persone, che esplorano il web alla ricerca di qualcosa di buono da leggere, che vale la pena di visitare la pagina che pubblicizza il ‘nostro prodotto’.

Lo scrittore comincia a concentrarsi sulle strategie per pubblicizzare la propria opera, deviando dalla via maestra che lo vedeva concentrato solo a creare opere di letteratura. Si fa trasportare dalla foga di vendere e pubblicizzare, intasando il proprio tempo e la propria creatività. Comincia a studiare le regole del marketing, si tiene aggiornato sulle statistiche per capire quali argomenti e quali tipi di storie appassionano maggiormente le persone. Egli è pronto a modificare tutto il castello che aveva realizzato, per creare un nuovo modello funzionale dell’opera da realizzare. No, il castello non viene solo modificato. Esso viene abbattuto del tutto. Si ricomincia, partendo da quello che piace alla gente, anche se non piace a chi scrive e non lo si condivide. Quali sono i romanzi più venduti? Lo scrittore emergente, che ormai è caduto nella trappola, li legge attentamente e crea qualcosa che sia molto simile. Soprattutto categorizza e tagga le sue opere con le stesse categorie e gli stessi tag delle opere di maggiore successo. Assistiamo a una vera e propria massiva deriva: l’intelletto asservito al marketing.

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Il risultato è davanti agli occhi di tutti: LETTERATURA SPAZZATURA. Io mi ritengo un ottimista e non uno che si piange addosso. Mi piace pensare positivo. Proviamo a leggere una ventina di opere che ci vengono propinate dagli algoritmi del gigante Amazon o dai flussi di suggerimenti di Kobo. Sicuramente troveremo almeno un’opera interessante, certo niente di eccezionale, ma qualcosa che potremmo ritenere ‘passabile’. Tutto il resto è spazzatura, opere create solo per essere acquistate, sfruttando tutte le strategie possibili per abbindolare il futuro lettore a fare un click col proprio indice. In tutto ciò i colossi della distribuzione libraria non sono direttamente responsabili della produzione di spazzatura. Essi offrono solo e semplicemente l’opportunità a chiunque di auto-pubblicarsi. I veri responsabili della letteratura spazzatura sono gli scrittori stessi che hanno dismesso l’abito dello scrittore per indossare quello del venditore. Essi si sono semplicemente adeguati ai tempi e la maggioranza lo ha fatto a discapito della qualità. Dico la maggioranza e non la totalità per non escludere che in tale odierna situazione ci siano comunque scrittori validi, capaci di veicolare idee forti e innovative, ma difficilmente individuabili in cotanta confusione.

Non dico che non bisogna adeguarsi ai tempi, ma ci sono modi e modi per farlo. Nessuno può negare che esistono sedicenti scrittori che, pur di vendere, fanno l’arte del diavolo e sono consapevoli di farlo. Alcuni di questi non fanno altro che dei copia/incolla riuscendo a scrivere un libro a settimana, propinando il prodotto ad un certo pubblico e spacciandolo come opera letteraria. Ciò non esclude che ci siano scrittori seri e onesti. Purtroppo l’analisi della realtà di oggi non può essere negata. Ognuno, alla fine, sceglie consapevolmente la strada che vuole percorrere, sia nella lettura che nella scrittura.

Come comportarsi in questo marasma? Ognuno fa le sue scelte dicevo. Per me la scelta migliore è quella di non tradire mai se stessi. Chi scrive dovrebbe farlo solo per il gusto di scrivere, di comunicare le proprie idee agli altri, attraverso qualsiasi mezzo letterario, cercando di migliorare nel tempo, ascoltando attentamente anche le critiche, senza cambiare mestiere. Ci sono persone molto brave a vendere. Lasciamo che siano loro a fare questo mestiere. Se uno scrittore scopre di essere un bravo venditore sarà involontariamente indotto a curare la ‘vendita del prodotto’ piuttosto che la ‘creazione del prodotto’ a discapito della qualità. Meglio un bravo scrittore che non vende libri o un cattivo scrittore che vende molti libri? Forse è l’ora di cambiare alcune regole del gioco per fare in modo che chi è bravo emerga dal marasma attuale. Ma come?

P.S.   Il post termina con una domanda che rappresenta uno stimolo a rispondere con commenti. Un congruo numero di commenti pertinenti e sostanziosi potrebbe essere l’input per curare la pubblicazione di un libro la cui ambizione sia una veritiera analisi della situazione letteraria attuale. Ovviamente agli autori dei commenti sarà chiesta adeguata autorizzazione prima di attivare eventuale procedura di pubblicazione. Un caro saluto a tutti.

Pubblicato da demartinoantonio

DOCENTE DI LINGUA INGLESE, SCRITTORE.

7 pensieri riguardo “LETTERATURA SPAZZATURA

  1. Interessante nonché veritiera analisi della situazione attuale. “Non tradire se stessi” è il consiglio migliore. “Scrivere per il gusto di scrivere, per comunicare le proprie idee agli altri”.

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  2. Concordo in toto. L’analisi non fa una piega.
    Non so come cambiare le regole del gioco, ma certamente è meglio un bravo scrittore e basta, che di cattivi scrittori ce n’è d’avanzo.
    Se poi il bravo scrittore è anche un bravo promotore di sé stesso, ben venga, ma che non sia questa la regola.

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  3. Ho letto con interesse il suo articolo, che condivido solo in parte.
    Mancano altri due protagonisti del contesto che descrive: il lettore e la storia.
    Dal “non detto” sembra che il lettore sia incapace di distinguere ciò che è ben scritto da ciò che è scritto male.
    Inoltre Il fatto che le case editrici scelgano scrittori già affermati non dipende dal fatto che sulle loro scrivanie arrivano troppe proposte editoriali a tal punto da non saper scegliere (e con scegliere intendo investire su scrittori emergenti nuovi). Dove è la connesione tra le due cose?
    Diverse case editrici propongono a scrittori indipendenti – dopo che hanno raggiunto un certo numero di seguaci, lettori – di pubblicare con loro e lo stesso fanno con personaggi famosi per assicurarsi vendite.
    Il portale http://www.ilmiolibro.it è un esempio di questa strategia.
    Nulla di male nell’assicurarsi un profitto, anzi, però la letteratura “spazzatura” non dipende esclusivamente da scrittori indipendenti che scelgono altre vie per pubblicare. Credo sia legittimo per chiunque poter sognare non solo di pubblicare il proprio libro, ma poter vivere dignitosamente della propria scrittura, cosa che le case editrici non garantiscono. Uno scrittore, anche se pubblica con case editrici, è e rimane promotore di se stesso. Fa anche marketing. Tutti hanno un profilo facebook o instragram attraverso i quali si promuovono. Un libro pubblicato da casa editrice dopo tre mesi è già vecchio per gli standard editoriali e le case editrici promuovono gli altri in fase di pubblicazione, mentre lo scrittore che ha visto pubblicare il suo libro, deve darsi da fare per continuare a promuoverlo perchè la casa editrice non lo fa più.
    Infine chi si autoproduce in maniera PROFESSIONALE, sceglie di scrivere le storie in cui crede e cerca di intercettare quella fascia di lettori interessati ai temi di cui scrive. Ci vogliono ambizione, fatica, studio, ma lo è per chiunque voglia raggiungere i propri obiettivi. Molti negli ultimi anni lo hanno dimostrato, sia in Italia che all’estero (dove l’autoproduzione ormai è una cosa del tutto normale, fa parte a pieno titolo del settore editoriale. A Francoforte alla fiera internazionale del libro esistono sezioni intere dedicate a questa realtà, dove l’autoproduzione e la distribuzione si confrontano). Molti scrittori che si autoproducono professionalmente hanno un team di lavoro alle loro spalle fatto di editor, beta reader, illustratori, etc…le stesse figure professionali di una casa editrice.
    Credo che la risposta alla sua domanda sia semplice: PROFESSIONALITA’.
    Questo credo sia il punto di partenza della discussione sul tema proposto. Nessuno si inventa idraulico dall’oggi al domani, e nessuno diventa scrittore professionista così perché gli andava di scrivere un libro. Bisogna studiare come in tutti i settori. Negli Stati Uniti e in altri stati come Inghilterra e Germania esistono percorsi universitari per diventare scritttori, cosa che in Italia mi sembra non esistano.
    Spero di aver aggiunto degli spunti interessanti e a titolo di cronaca, sono una scrittrice indipendente.
    Un caro saluto,
    Mirtis Conci

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  4. Alla domanda finale potrei rispondere, meglio uno scrittore che abbia qualcosa da dare; che venda poco o tanto, per me, è irrilevante anche perché spesso e volentieri chi vende tanto ha un entourage di figure a lui estranee – correttori di bozze e quant’altro per cui il testo può non essere farina del sacco originale.
    Come appassionata di thriller soprattutto, ho trovato proprio fra le pubblicazioni degli emergenti dei libri che nonostante a livello letterario possano essere di cattiva qualità, mi hanno fatto riflettere perché avevano una trama interessante – anche se magari simile a tante altre -.
    Sono entrata da poco nel mondo della scrittura perché sto coltivando un hobby: pubblicare racconti di fantasia ma lo faccio sul sito web da me gestito, non ho alcun interesse a guadagnarci su, sono consapevole che è spazzatura e tale rimane, esattamente come la signora che la sera lavora a maglia, si produce i maglioni e poi li indossa per andare in giro. Piuttosto mi dà fastidio quando uno è spazzatura ed ha i super sponsor dei grandi editori diventando best seller solo perché può pagarselo.

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    1. Cara Elena, mi dispiace che lei definisca i suoi racconti spazzatura. Sta parlando del suo tempo, della sua creatività, del suo hobby. Se crede di dover migliorare nella scrittura, la sprono a farlo con lo stesso interesse e passione con cui ha deciso di creare il suo sito su cui pubblicare i suoi racconti. Un saluto Mirtis

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      1. Sì, devo migliorare con la scrittura e sto seguendo un corso per quello; li chiamo spazzatura perché non ho pretese di perfezione, e soprattutto metto le mani avanti a chi dovesse dirmelo. “Scrivi spazzatura!” Sì, va bene, lo so. E quindi? Mettiti tu al tavolo! Ecco, ognuno credo debba dare i propri 2 proverbiali centesimi per le cause che gli stanno a cuore e le attività che gli piacciono. Il resto viene da sé.

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  5. Come? Per tornare alla buona letteratura penso che le Ce dovrebbero cambiare il modo di scegliere gli autori, o meglio, non si dovrebbero accontentare di ciò che gli arriva sulle scrivanie, piuttosto dovrebbero andare alla ricerca di voci significative in giro per il web. Per altro sono convinta che i migliori autori siano pessimi venditori mentre gli ottimi venditori spesso (non sempre) siano pessimi scrittori, o scrittori che, come dici tu, scrivono per vendere, punto. La letteratura è pensiero, riflessione, analisi del mondo che ci circonda quanto del mondo interiore, ma oggi viviamo di sguardi fugaci, sentimenti fragili, messaggi brevi come un din don. E allora…

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