La casa era ancora lì
sul fiume
dove si era lasciata trent’ anni fa’
non era voluta venir via con lei
-una Babilonia che
                    costava poco.

Ancora lì con le sue stagioni avvinazzate,
storie di sigarette a lei,
l’accendino vuoto a lui
Gli occhi dei vestiti a bucare il soffitto
i cassetti che si rannuvolano nel chiudersi
quella colazione a latte e farfalline
tra gli odori di uova della sera prima
– la solita palingenesi
                       in notturna,

le porte aperte che aveva scambiato
per carezze
profili di pagine nel libro
che aveva scambiato per certezze
la polvere di foto che l’ aveva
voluta prima ancora
che nascesse
-a mezzanotte la carrozza
            sarebbe ritornata zucca,

tra gli scarti un anello d’ oro falso
manca una pietra:
chissà chi era,
-la scarpetta, la scarpetta
                       a chi appartiene?

Nessuno che metta ordine
nessuno che metta
qualcosa: uno sfondo per respirare
una pelle da graffiare
-amare amare verbo
                    ed aggettivo.

Da quella casa si prende e basta
era fatta così
arrampicata sulle viscere
per questo era rimasta ferma.
Ferma e vuota
lei era fatta così 
-un sogno
       continuamente in differita

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